Il Como rimanda la festa del Cagliari
Rossoblù in vantaggio con Deiola poi il pareggio dei lombardi. La classifica si accorcia ma non crea preoccupazioni
INVIATO A COMO. Missione non compiuta. Vincere a Como per il Cagliari era un passaggio fondamentale nel percorso verso la serie A. Tre punti che gli avrebbero consentono di raggiungere il Crotone in testa alla classifica. Invece si deve accontentarsi di un pareggio e rinviare i festeggiamenti per il ritorno sul palcoscenico più importante del pallone. Anzi, il Bari è più vicino (-9), anche se il vantaggio a cinque turni dalla fine è rassicurante. Un gol di Deiola (il secondo della stagione) nel finale del primo tempo, aveva spianato alla squadra di Rastelli la strada verso un successo che avrebbe avuto il valore di una fortuna. L'ennesimo errore difensivo, questa volta commesso da Capuano, ha permesso al Como di pareggiare con Cristiani, riportando a galla difetti che la gara col Brescia aveva cancellato. Non è un dramma, sia chiaro, ma questa benedetta serie A che ormai sembra certa, continua a farsi attendere. Non si potrà fare festa nemmeno sabato prossimo. I tifosi si armino di pazienza.
Modulo. Non cambia nonostante le assenze di Farias e Joao Pedro (squalificati). Rastelli decide di non rinunciare al trequartista e propone Deiola in un ruolo sostanzialmente nuovo per lui. A centrocampo inserisce Tello, lasciando ancora una volta Cinelli in panchina. In difesa torna Balzano che prende il posto di Pisacane. Confermata la coppia di centrali Ceppitelli-Capuano, Murru sempre più padrone della corsia di sinistra. In attacco Sau e Giannetti. Il Como risponde col 3-5-2 con i due esterni molto bassi in fase di non possesso.
Personalità. Il Cagliari comincia con determinazione. Al Como fa subito capire chi è il più forte. I rossoblù prendono il comando delle operazioni e arrivano con facilità dalle parti di Scuffet. Ma non sono cinici: prima con Munari e una manciata di secondi dopo con Sau che sbaglia davanti alla porta. Errori che non sono una novità per una squadra che concretizza meno del 30 per cento delle occasioni che costruisce. I lariani, scampato il pericolo, prendono coraggio mentre la squadra di Rastelli ogni tanto ha delle amnesie difensive (Murru si dimentica di Lanini) che rischia di pagare care. La manovra si sviluppa bene fino al limite dell'area, manca l'ultimo passaggio.
Il guizzo. Cagliari quasi padrone del campo ma è un possesso palla sterile. Non è facile superare la munitissima difesa comasca, abile a chiudere tutti gli spazi e a spedire la palla in tribuna se necessario. Il gol del vantaggio lo firma Alessandro Deiola con una zampata (su angolo calciato da Fossati) che sorprende Scuffet . Un vantaggio tutto sommato meritato contro un avversario che in casa non vince da tre mesi.
Storari protagonista. Il Cagliari comincia il secondo tempo senza piglio e il Como non si fa pregare per chiamare subito in causa Storari, bravissimo a mettere in angolo una sassata di Bessa dopo una manciata di secondi dalla ripresa delle ostilità. Il capitano si ripete poco dopo su Lanini al quale chiude lo specchio della porta in uscita, impedendogli di concludere. Rastelli si agita, suona la carica a una squadra che forse ritiene già in archivio la partita. I lariani ora giocano con la forza della disperazione. Non hanno nulla da perdere e si buttano in avanti a testa bassa.
Frittata. Grossa quella che "cucina" Capuano. Su un cross che sembra innocuo, perde di vista Cristiani che ne approfitta mette dentro. E' una doccia ghiacciata. Rastelli, che poco prima aveva fatto uscire Munari per Cinelli, fa entrare Cerri per Sau, aggiungendo chili all'attacco. Il tecnico in panchina riflette su un altro errore difensivo che si aggiunge ai tanti commessi in questa stagione. Il Cagliari reagisce, vuole i tre punti. Scuffet si supera su una girata di Giannetti e subito dopo si crea una mischia in area sulla quale i rossoblù non sono fortunati. Finale di partita dove saltano tutti gli schemi, le due squadre provano in tutti i modi a vincerla. Rastelli aggiunge la classe di Di Gennaro e toglie Fossati. Ma non succede altro. Il pari è un boccone amaro, difficile da metabolizzare, che rimanda ancora i festeggiamenti.
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