Il saluto di Franco Sionis: lascio un ippodromo ancora vivo
OZIERI. L’ippica italiana fatica, quella sarda un po’ meno. I tagli ci sono stati e sono pesanti ma il comparto non si arrende e continua a guardare avanti con ottimismo. L’ippodromo di Chilivani ha...
OZIERI. L’ippica italiana fatica, quella sarda un po’ meno. I tagli ci sono stati e sono pesanti ma il comparto non si arrende e continua a guardare avanti con ottimismo. L’ippodromo di Chilivani ha vissuto sabato scorso la giornata inaugurale della nuova stagione con una cornice di pubblico importate e con una società di gestione rinnovata nei suoi vertici. Dalla cabina di regia sono usciti personaggi che hanno fatto tanto per il galoppo e che vanno legittimamente fieri del loro lavoro. Franco Sionis prova a fare un bilancio della sua gestione. «Per avere un'idea della situazione nella quale si è trovata a operare la Società Ippodromo di Chilivani – scrive l’ex presidente – basta rileggere i dati relativi alle giornate di corse e all'entità del montepremi negli ultimi anni. Anche limitandoci a partire dal 2007 si passa dalle 32 giornate alle 11 del 2013 (rimaste tali fino al 2015). Con un calo del 68,75%. Nel montepremi, sempre per lo stesso periodo, siamo scesi da € 1.129.660 a € 345.500. Di fronte ad una situazione così grave, che ha determinato un calo spaventoso nelle nascite dei puledri (oltre il 60%), prefigurando un collasso definitivo del comparto, si è deciso di procedere col massimo di austerità interna e con una fortissima iniziativa nei confronti della Regione Sardegna. Il calo delle presenze dei puledri nell’ippodromo di Chilivani è stato anche un gravissimo problema per i mancati incassi senza una diminuzione delle spese. Dopo moltissimi tentativi frustranti si sono avuti i primi concreti interventi».
«Per gli anni 2014 e 2015 la Giunta regionale ha consentito l'utilizzo di una cifra di poco superiore ai 400 mila euro per il montepremi. Per gli anni 2015-16-17 è prevista nel bilancio triennale la cifra di € 1 miliardo l’anno. Da sottolineare che l'avere elaborato programmi e richieste e l'avere dialogato con le forze politiche regionali non è solo un fatto del tutto nuovo nelle scelte della Regione Sardegna ma rappresenta anche un fatto unico nel Paese».
Far valere questo elemento ci ha consintito di rivendicare un trattamento “speciale” da parte del Mipaf, la riclassificazione degli ippodromi e la rivendicazione di un adeguato riscontro per la situazione di insularità e il relativo grave disagio, ora riconosciuto anche in ambito europeo».
«Per quanto riguarda l'impegno organizzativo messo in campo – scrive ancora Sionis – va ricordato che ha portato alla presenza di un pubblico sempre numeroso e al mantenimento della struttura in maniera adeguata e dignitosa con le scarsissime risorse proprie. Benché totalmente al di fuori dei compiti istituzionali, al fine di garantire il massimo di prestigio ed esposizione esterna all'ippodromo abbiamo provveduto anche a promuovere la partecipazione e ad assistere in tutte le fasi, i fantini che hanno partecipato a manifestazioni internazionali loro riservate. Tutto questo è avvenuto mentre la crisi travolgeva ippodromi storici di ben altra consistenza (per tutti Roma Tor di Valle, Milano trotto, Livorno ecc.) Siamo orgogliosi per essere riusciti nella non facile impresa di salvaguardare e migliorare l'esistente, cominciando a ridare fiducia agli operatori. Tutto ciò con un bilancio sano dal punto di vista amministrativo e contabile».
Per concludere – è l’appello di Franco Sionis – mi sia consentita una notazione di carattere generale. L'impegno richiesto per amministrare in maniera congrua un bene di livello nazionale impone scelte che vadano al di là, non solo dei localismi, ma anche dei regionalismi. Solo ricercando il massimo di competenza, qualità amministrativa e rettitudine personale si potrà garantire il giusto livello per la gestione di una struttura di fondamentale importanza per la storia e per l'evoluzione del cavallo sportivo in Sardegna».
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