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Mani campane sulla Torres, ecco chi sono i nuovi padroni

Mani campane sulla Torres, ecco chi sono i nuovi padroni

Dietro Piraino e i nuovi soci ci sarebbero i denari di un gruppo di imprenditori con interessi nell’isola

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SASSARI. L’approccio è a dir poco singolare. Dopo la firma in uno studio notarile che ha sancito il passaggio di mano della Torres (una società che giusto l’altro ieri ha compiuto 113 anni) la nuova dirigenza ha deciso di sparire dai radar dei tifosi e degli organi di informazione. Daniele Piraino, azionista di maggioranza con l’87 per cento delle quote, ha spiegato la scelta con motivi di opportunità («Non vogliamo dar fastidio alla squadra impegnata nella corsa ai playoff») e di tempistica: «Dobbiamo ancora definire alcune cose, ci serve qualche giorno poi cominceremo a programmare il futuro».

In realtà la nuova società sembra avere le idee chiare («Torneremo in Lega Pro nel giro di tre anni») e sembra aver trovato quegli aiuti che Domenico Capitani ha cercato, invano, per anni. Dietro la cordata che ha rilevato le chiavi della società rossoblù dalle mani dall’imprenditore di Cisterna ci sarebbero i soldi di alcuni personaggi legati al mondo del pallone ma con freschi interessi nell’isola. Si parla di ex dirigenti della Turris e dell’Ebolitana (squadre che ricorrono anche nel passato di Piraino) che avrebbero assicurato alla Torres un contratto di sponsorizzazione triennale. Sulle maglie rossoblù comparirà il logo della Crs International, una società che si occupa della distribuzione di caffè e di altri prodotti alimentari e che è sbarcata da poco nel nord della Sardegna. Ma c’è di più Piraino e i suoi amici campani sarebbero coinvolti in un secondo business discutibile ma reddittizio: la gestione di sale giochi e slot machine. In questa seconda operazione ci sarebbero altri soci sardi che, per il momento, non compaiono nel nuovo organigramma del club sassarese.

Di certo c’è che Danile Piraino è abbastanza conosciuto nel mondo del pallone. Il neo presidente ha un passato da arbitro e da procuratore sportivo e ha collaborato con diverse società sarde e , a più riprese, anche con la Torres. E’ stato lui a dare una mano a Lorenzoni l’anno dell’ultima promozione in Lega pro e ancora lui è accorso in aiuto di Domenico Capitani quando l’ex patron rossoblù decise di ristrutturare il settore giovanile. Va detto che anche Piraino ha qualche scheletro nell’armadio. La giustizia sportiva lo ha condannato a tre mesi di squalifica per il coinvolgimento nell’inchiesta di Catanzaro sul calcio scommesse. Gli andata bene perchè la Procura aveva chiesto una condanna molto più pesante ritenendolo “mediatore” di una combine tra due società di un campionato dilettantistico in Sicilia.

Più sfumata la posizione degli altri due neo proprietari della Torres. Emilio Minunzio è un funzionario dell’Asi (un ente di promozione sportiva) e ha un figlio che gioca a pallone e che ha fatto il ritiro precampionato con la squadra rossoblù. Massimo Adzovic è invece un algherese di origini slave che ha messo su un’impresa di smaltimento di rifiuti ferrosi nella zona industriale di San Marco. Qualcuno racconta che alle sue spalle ci sia ancora una volta Capitani. Sarà così? L’ipotesi non è assurda perchè Capitani ha sempre avuto un debole per il business dell’immondizia e se ha abbandonato la Torres non è detto che abbia deciso di abbandonare anche la Sardegna. Vedremo. (a.l.)

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