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La maglia numero 16: patrimonio biancoblù da non ritirare mai

di Roberto Sanna
La maglia numero 16: patrimonio biancoblù da non ritirare mai

SASSARI. Certe maglie della Dinamo sembrano portarsi dietro un destino. La numero 12, per esempio, è quella dei leader. È giusto che sia stata ritirata (e prima o poi andrà appesa al tetto del...

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SASSARI. Certe maglie della Dinamo sembrano portarsi dietro un destino. La numero 12, per esempio, è quella dei leader. È giusto che sia stata ritirata (e prima o poi andrà appesa al tetto del palazzetto insieme agli stendardi delle vittorie), perché siamo stati fortunati ad avere Emanuele Rotondo e Travis Diener ed è meglio non esagerare, è un peso che schiaccerebbe chiunque, senza contare i rischi evocativi. Poi c’è la 16 che, dopo la prodezza di Josh Akognon, sembra essere quella dei buzzer-beater, dei tiri che spaccano la sirena.

Drake Diener è stato l’interprete principale. Cambiava faccia quando la palla scottava, sembrava annusare il gusto della sfida e dopo aver portato a termine la missione correva per il campo come una gazzella per scaricare l’adrenalina. La sua mattonella preferita era proprio quella dalla quale Akognon ha giustiziato Milano mercoledì. Nei playoff del 2012 “catch and shoot” contro Bologna, la stagione successiva stesso film contro Cantù in regular season. Prima di lui, ci aveva provato solo Marcelus Kemp nella Final Four di Legadue nel 2010 ma dopo lunghe discussioni il canestro non era stato convalidato perché la sirena, quella volta, era arrivata per prima. Mercoledì tutti hanno avuto lo stesso pensiero, con un secondo e un decimo da giocare: serve una magia alla Drake, qualcuno che in un battito di ciglia riceva, si giri e la metta dentro. È toccato ad Akognon, che prima ha preso il contatto col corpo e poi si è staccato dal difensore il tanto giusto per ricevere senza sentirsi mani addosso, poi ha fatto una roba da matti.

Concluso il delirio dei festeggiamenti, qualcuno ha realizzato che Akognon, tutt’altro tipo di giocatore rispetto a ManDrake, indossa proprio il numero 16. Forse Drake ha lasciato un’eredità, forse è il numero che porta fortuna. In ogni caso, si tratti di eredità o contagio, quella maglia è un patrimonio biancoblù e sarebbe meglio lasciarla in circolazione: nel futuro della Dinamo, prima o poi, ci sarà una partita da vincere a un secondo dalla fine con un tiro sulla rimessa a un secondo dalla fine.

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