La Dinamo Sassari ha un tifoso speciale, Td12: «Let’s go, regalatemi il bis»
La leggenda biancoblù Travis Diener: «Al momento non c’è una squadra favorita Il mio futuro è in panchina. A Sassari? Perché no, quella è casa mia...»
FOND DU LAC. «Dai Dinamo, regalami un altro sogno». Dall’altra parte dell’Oceano, Travis Diener è emozionato e impaziente come se in campo, stasera, dovesse scendere lui.
Mister Diener, allora segue ancora la sua ex squadra...
«Ma scherziamo? Seguo tutto e so tutto, sono in contatto quasi quotidiano con tanti vecchi amici biancoblù. Ora si va nei playoff con la solita carica. Spero in un magico bis».
Quest’anno qual è la squadra favorita?
«Ai playoff ciò che è accaduto nella regular season conta relativamente. Vedo i giochi apertissimi, un po’ come l’anno scorso. Ci sono tante squadre che possono vincere il titolo. E devo dire che in questo momento la Dinamo sta giocando un ottimo basket».
Si riparte da Reggio Emilia-Dinamo. L’anno scorso l’ultimo atto fu il tiro della disperazione sbagliato da suo cugino Drake.
«Per lui quel periodo non dev’essere stato facile. La finale dell’anno scorso è stata straordinaria per emozioni e intensità e quando perdi in quel modo fa molto male. Io l’ho provato sulla mia pelle, perché l’eliminazione contro Cantù resta la cosa che mi ha fatto più male su un campo di basket. Ora Drake può guardare avanti, i problemi fisici di questa brutta stagione sono alle spalle e penso che possa essere ancora protagonista, anche in Italia».
Magari a Brindisi con Meo Sacchetti...
«Perché no? A parte questo, sono contento per Meo, gli auguro di fare bene con la sua nuova squadra».
Che effetto le fa vedere Federico Pasquini sulla panchina biancoblù?
«Da un certo punto di vista è un po’ strano, per me che l’ho conosciuto sempre nel ruolo di manager. Ma da quando è in panchina sta facendo un ottimo lavoro. Quest’anno sono successe tante cose, nel roster c’è tanto talento ma come sempre per trovare la chimica giusta serve tempo, e i tempi non sono mai prevedibili. Ora forse ci siamo».
Lei invece ha deciso cosa vuole fare da grande? Il dirigente o l’allenatore?
«Assolutamente sì: il mio futuro è in panchina, non ci sono dubbi. Avevo la testa dell’allenatore già quando giocavo, forse perché il mio ruolo ti costringe a pensare più degli altri. Onestamente quando da bambino ho iniziato a giocare non pensavo che avrei avuto una carriera in Nba, nè da professionista in Europa: il mio pensiero era allenare. E anche giocando ho sempre cercato di essere l’estensione in campo del coach».
L’anno scorso si paventò un suo clamoroso rientro in campo nei playoff con la Dinamo.
«Ci siamo andati a un passo, era fatta, poi ho preferito tirarmi indietro: non volevo essere una distrazione per la squadra e meno male è andata così. Tutto accade per una ragione».
Le piacerebbe se la Dinamo puntasse su di lei come allenatore?
«Andrò ovunque la mia carriera di coach mi porterà. È chiaro che Sassari è casa mia e la Dinamo è parte di me e della mia famiglia».
Allora è fatta...
«Lasciamoli in pace per questi playoff. Ma in ogni caso mi rivedrete a Sassari prima di quanto pensiate...».
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