Amicizia e unità Ecco i segreti del Latte Dolce
Paba: avevamo seminato e abbiamo raccolto In prima squadra l’esordio di 11 fuori quota
SASSARI. Dalla sera del 18 maggio di due anni fa il chiodo fisso del Latte Dolce è stato ritrovare al più presto la serie D, salutata in modo rocambolesco e immeritato. Un sapore amaro ha accompagnato la squadra sassarese in Eccellenza e dopo una prima stagione culminata con la finale regionale playoff, il sogno si è avverato lo scorso 3 aprile, a coronamento di un cammino strepitoso fatto di 29 risultati utili di fila e 22 vittorie complessive. Il San Teodoro, arrivato secondo e ora impegnato nella fase nazionale playoff, ha chiuso con 10 punti di distacco e i numeri valgono più di mille parole nel raccontare il magico campionato biancoceleste. Eppure il volo-promozione non era stato programmato, anche se le speranze di rivincita dopo l’ingenerosa retrocessione covavano in fondo al cuore dei “reduci” da quella esperienza. «Prima del via ero convinto che saremmo stati in seconda fascia, dietro formazioni quotate e allestite per vincere come Tergu, Atletico Uri, Ghilarza, ma anche San Teodoro e Calangianus. Con una concorrenza così numerosa e più attrezzata non pensavamo certo di poter vincere il campionato, addirittura dominando nella seconda parte». Lo dice il tecnico Massimiliano Paba, al quale è stata affidata la panchina sassarese dopo il ciclo vincente di Scotto. Un’eredità non facile per un allenatore che però aveva fatto già molto bene al Fertilia, arrivando fino alla finale nazionale per la D, e dopo un primo anno positivo, chiuso col quarto posto in campionato e la finale regionale playoff (persa col Castiadas), è arrivato il grande exploit. «La prima stagione è stata positiva, abbiamo seminato per raccogliere in questa. Abbiamo mantenuto sempre un profilo basso – commenta il mister – perché non ci sentivamo favoriti, il gruppo era ancora più ringiovanito e nonostante i ritorni, pur importanti, di Garau e Delrio gli adulti in squadra erano pochi e la rosa ristretta. Viste le avversarie, i loro mezzi e le loro ambizioni, abbiamo iniziato il cammino con realismo e poche chiacchiere. Dopo un buon avvio in Coppa il nostro campionato si è aperto con una sconfitta a Calangianus, chi poteva immaginare che sarebbe stata la prima e anche l’unica. E quando alla quarta giornata abbiamo nettamente vinto lo scontro diretto con l’Uri, la fiducia è aumentata e alla fine ci siamo aggiudicati tutti i big-match, in casa e fuori. Successi che hanno pesato e fatto crescere l’autostima dei ragazzi. Momenti difficili? Non ce ne sono stati, solo piccoli problemi ma nessun periodo di calo grazie anche a uno staff tecnico eccellente, composto dal mio collaboratore Dino Palmas, dal preparatore atletico Giuseppe Madrau e da quello dei portieri Sergio Pinna. Importante il lavoro del medico Vincenzo Dettori e del fisioterapista Simone Sechi, fondamentali nel recupero degli infortunati».
Il campionato appena trascorso e vinto in modo trionfale sarà ricordato anche per un incomprensibile e lunghissimo silenzio stampa, iniziato a novembre e terminato solo quando i numeri hanno detto che era fatta. Paba spiega com’è andata: «Dopo il pareggio ottenuto a Tonara, da considerare un buon risultato per una squadra che non aveva la responsabilità di vincere ogni domenica, abbiamo ricevuto critiche ingiuste e ingenerose. A qualcuno è sembrata una sconfitta e la squadra ha reagito con la decisione di tacere e isolarsi, per proteggersi da influenze esterne che potevano diventare negative. Presto però il silenzio è diventato un fatto scaramantico, abbiamo infilato dieci successi consecutivi e interromperlo prima del tempo poteva portare male...».
Tra i meriti del Latte Dolce (le foto sono di Ivan Nuvoli) e del suo allenatore anche la (solita) valorizzazione del suoi giovani. «Quest’anno hanno esordito in prima squadra undici ragazzi, perché da noi i fuori quota giocano per scelta e non per obbligo. Un anno fa c’erano state le rivelazioni Fideli e Panai, in questa stagione sono emerse le qualità di Daga e Scognamillo, entrambi del ’98. Siamo andati in gol con 17 giocatori diversi, ben vengano le prodezze individuali ma non dobbiamo esserne legati. Nello spogliatoio c’è un cartello che i ragazzi leggono prima di scendere in campo e dice così: il singolo può vincere la partita, il gruppo può vincere il campionato. La nostra forza è proprio questa, la compattezza del gruppo, dove tutti sono importanti e nessuno è indispensabile».
Sandra Usai
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