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Giro: riecco l’Italia, ma il Fuji già chiama

di Antonio Simeoli
Giro: riecco l’Italia, ma il Fuji già chiama

La carovana in Calabria dopo tre giorni in Olanda. Kittel leader. Nel 2017 niente sconfinamenti, poi il super piano

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INVIATO A CATANZARO. Il Giro è sbarcato in Italia. I voli charter organizzati da Rcs ieri mattina hanno portato in Calabria 10 mila chili di biciclette e componentistica. Poi, dopo mezzogiorno, sono arrivati corridori, tecnici e staff. All’aeroporto di Lamezia Terme centinaia di persone hanno festeggiato i loro beniamini. Il più atteso? Inutile dirlo: Vincenzo Nibali, il simbolo di questa corsa rosa, che prima di salire sul pullman Astana ha posato per foto e firmato autografi. L’Olanda, l’abbuffata di mezzo milione di persone in tre giorni stimata sulle strade da Rcs, è già un ricordo.

Ora le strade italiane decideranno la maglia rosa. Ma l’esterofilia del Giro 2.0 non è affatto finita.

Il business chiama, l’organizzazione risponde. È vero, la “sacralità” del percorso tutto italiano non sarà violata nell’edizione 2017, la centesima, evidentemente destinata a toccare i luoghi simbolo della storia del Belpaese e del ciclismo (partenza dalla Sardegna a 10 anni dal via a La Maddalena?), ma è davvero pronta a cadere, e in modo clamoroso, l’anno successivo. In carovana, infatti, le voci corrono, le squadre che hanno sponsor tecnici giapponesi o pure il nome del Sol Levante (pensiamo alla Nippo di Damiano Cunego) il gran segreto anche lo tengono. Ma quando domande ufficiali vengono inviate all’Unione ciclistica internazionale o vengono interessati consolati e ambasciate... Eccolo allora il piano diabolico di Mauro Vegni&Co., alzare l’asticella, anche nei confronti del Tour de France, sempre una spanna avanti: far partire il Giro 2018 dal Giappone. Sì, dal Giappone, dall’altra parte del mondo. Terra di grandi appassionati di ciclismo, ma anche c con potenzialità economiche fuori dal comune, il Sol Levante, anche in ottica Olimpiadi a Tokyo nel 2020, ha strizzato l’occhio alla corsa rosa. Nell’autunno 2014 i vertici di Rcs erano volati a Tokyo e dintorni per capire le reali intenzioni degli orientali, poi la trattativa, anche grazie ai buoni uffici del manager friulano Enzo Cainero, “mister Zoncolan”, è proseguita sotto traccia, ma sempre più intensamente. Eccolo il piano: 4 tappe in Giappone, nella zona di Tokyo ma anche della ricca prefettura di Shizuoka, una ricchissima zona del Giappone all’ombra del Monte Fuji. Proprio la montagna simbolo di quel Paese, con una salita lunghissima e a tratti molto impegnativa, è il cardine del piano. Una scalata alla montagna, poi il viaggio di ritorno in Italia. Altro che le 2 ore e mezza di ieri tra Olanda e la Calabria. I corridori si dovranno sciroppare 14 ore di aereo, ma per riposarsi avranno a disposizione un ulteriore giorno di riposo. Follia? Forse, ma ben pagata. Per le squadre Rcs sta trattando un “indennizzo” che potrebbe raggiungere i 500 mila euro ciascuna. Insomma, un buon motivo per digerire il jet-leg... Ah, l’operazione potrebbe raggiungere i venti milioni di euro, questa su per giù la cifra che i giapponesi sono pronti a mettere sul piatto. Ostacoli? La consegna delle ultime fidejussioni e il via libera dell’Uci a concedere due giorni di riposo all’inizio di una grande corsa a tappe, cosa che non ha precedenti. Ma il business interessa anche al governo mondiale del ciclismo, come si vedono le corse “esotiche” spuntate ovunque. Tutta fantasia? Andatelo a chiedere a Tolmezzo in Carnia dove, guarda caso, da due anni stanno alimentando un gemellaggio tra Zoncolan e Monte Fuji con tanto di gran fondo gemelle e di visita del governatore locale. Se la cosa andrà in porto ovvio che a fine Giro 2018 il mostro della Carnia, a quattro anni di distanza dal gran finale 2014 targato Nairo Quintana, tornerà giudice supremo.

Oggi, intanto, finalmente in Italia (diciamolo), i giudici saranno due strappetti nel finale della Catanzaro-Praia a Mare: roba da finisseur. Ma chissà, magari Nibali e Valverde vorranno sfidarsi. Al traguardo non ci sarà bisogno dell’interprete per i giapponesi. Per ora.

@simeoli1972

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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