Dinamo già in vacanza tra errori e tanti rimpianti
Per i sassaresi la stagione con il tricolore sul petto si chiude già ai quarti di finale La superiorità di Reggio Emilia rende meno amaro l’epilogo di un anno difficile
SASSARI. Dal triplete che fa la storia al tre a zero che la storia la chiude. L’11 maggio 2015 la Dinamo Banco di Sardegna doveva ancora giocare la prima delle 18 partite dei playoff che l’avrebbero portata allo scudetto. L’11 maggio di un anno dopo la squadra sassarese è già in vacanza, con tre partite giocate e altrettante sconfitte maturate contro la Grissin Bon Reggio Emilia. La nemesi si è verificata puntuale dieci mesi e mezzo dopo l’indimenticabile finale del PalaBigi: mercoledì notte la squadra di Menetti non si è presa la rivincita vera (in palio stavolta c’era “solo” il passaggio in semifinale) ma si è tolta un gran peso e un enorme gusto: quello di abbattere i campioni d’Italia sul loro terreno, con una vittoria limpida, chiara e netta.
Amarezza vs consapevolezza. Molto meno delle aspettative, ma forse qualcosa in più dei propri limiti. Alla fine la Dinamo edizione 2015-’16, quella con la maglia piena zeppa di coccarde tricolori, non ha davvero molto su cui recriminare. Presa coscienza del fatto che questo roster aveva seri problemi strutturali (un elemento ormai chiaro da tempo), l’intero ambiente biancoblù negli ultimi mesi si è ricompattato attorno al “progetto Pasquini”, sperando in qualche miracolo che alla fine non è arrivato. E anzi, vista la situazione dei primi di marzo, essere riusciti a centrare la qualificazione ai playoff resta il massimo che la squadra potesse produrre.
Una serie stregata. Tre a zero e tutti a casa. Aradori e compagni mandano la Sassari della palla a spicchi in vacanza senza concederle neppure una prova d’appello. Tre vittorie frutto di una superiorità apparsa netta in gara1 e in gara3, e messa in discussione da Devecchi e compagni soltanto nel secondo confronto del PalaBigi. È questo l’unico vero rammarico: se la Dinamo fosse tornata a Sassari sull’1-1 la serie sarebbe cambiata? Reggio avrebbe visto ricomparire la “scimmia” che ha nei confronti dei campioni d’Italia? Non esiste la controprova, e dunque la prova del campo è l’unica che vale. Solo lunedì sera, appunto in gara2, i biancoblù hanno giocato con l’intensità giusta, ma hanno finito per sbattere contro il muro di una squadra più quadrata, più completa, più amalgamata, più pronta. E in grande, enorme fiducia, come dimostrano le cifre di gara3: la Grissin Bon ha tirato con il 68% da 2 punti, hanno fatto 16/30 da 3 (53%) e 13/15 dalla lunetta. Di fronte a cotanta sicurezza, per riaprire la serie sarebbe servito il miglior Banco della stagione, e non una squadra mezzo cotta.
Un anno tribolato. Non si può vincere ogni anno, è chiaro, tanto meno se ti chiami Sassari. Ed entrare nei playoff per il sesto anno consecutivo non è uno scherzo. Però: nessuna finale giocata (nè Supercoppa, nè Coppa Italia, nè ovviamente playoff); un cammino disastroso in Eurolega (dieci sconfitte in altrettante partite) e deludente in Eurocup (due vittorie in 6 gare e immediata eliminazione); tre allenatori che si sono succeduti sulla panchina, Meo Sacchetti (un addio troppo brusco e traumatico per tutto l’ambiente), Marco Calvani (schiacciato dalla pressione e da un gruppo che non l’ha seguito) e il giemme traghettatore Federico Pasquini (che avrà commesso qualche errore, ma in un certo senso ha compiuto un piccolo miracolo nel ricompattare il gruppo). E poi un roster con problemi di ogni genere; caratteriali, con una marea di partite perse nell’ultimo minuto; strutturali, con l’assenza di un’ala piccola di peso e un reparto lunghi in perenne sofferenza; tecnici, con il “quattro” titolare, Brent Petway, presentato come un purosangue e dimostratosi sin dalla primissima partita un costosissimo e inutile ronzino. O con elementi come Eyenga e Haynes lasciati andare senza rimpianti alla prima occasione. La squadra del vorrei ma non posso: quella della semifinale di Supercoppa persa di 1, della prima partita di Eurolega regalata al Darussafaka,con contraccolpi enormi dal punto di vista emotivo e pratico), del ko di Torino con una tripla dagli spogliatoi, della vittoria a Mosca gettata via da Haynes e della doppia sconfitta con la Virtus Bologna, poi retrocessa. Un’annata che oggi pare infinita, e che invece è già in archivio. Una lezione per tutti, da tenere bene a mente.
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