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Il ritorno del capitano dopo sei lunghi mesi: «Quanta emozione»

di Enrico Gaviano
Il ritorno del capitano dopo sei lunghi mesi: «Quanta emozione»

Dessena, il grave infortunio a Brescia e il lento recupero Sabato il rientro: «Rastelli ha mantenuto la promessa»

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CAGLIARI. All’inferno e ritorno. Daniele Dessena sabato ha rivisto la luce dopo sei mesi di sofferenze, di duro lavoro e di speranze. Ai compagni e all’allenatore aveva espresso tre desideri: la promozione in serie A, la vittoria sul Brescia e il ritorno in campo alla penultima giornata. Tutti e tre realizzati.

L’infortunio. La luce si era spenta il 28 novembre a Brescia: al 19’ del primo tempo, intervento assassino di Coly, l’urlo. Tutti in campo capiscono che il capitano del Cagliari si è fatto male. Basta dare uno sguardo la gamba destra: un moncherino appesa al resto della gamba destra. La diagnosi è dura: frattura scomposta di tibia e perone. La previsione infausta: stagione finita. Invece sabato Daniele è rientrato in campo, al 2’ di recupero di Cagliari-Salernitana, nella festa rossoblù per la promozione conquistata una settimana prima sul campo del Bari. Una festa nella festa il rientro del capitano, travolto dall’entusiasmo di compagni e tifosi.

L’operazione. Il primo dicembre, alla clinica ortopedica dell’Asl di Parma l’intervento: operazione perfettamente riuscita, eseguita dai professori Enrico Valenti e Francesco Pogliacomi. con l’inserimento di un chiodo endomidollare. Al fianco del giocatore il medico sociale del Cagliari Marco Scorcu. Quel giorno iniziò la fase di recupero di Dessena. «Nel frattempo – disse – farò un tifo d’inferno per i miei compagni. La serie A è il nostro obiettivo e lo raggiungeremo».

La promessa. Giusto il giorno dopo dell’operazione la visita del Cagliari che il 3 dicembre doveva giocare in Coppa Italia contro il Sassuolo a Reggio Emilia. Tutto il gruppo andò a trovare il compagno appena operato. E Dessena ne approfittò per strappare la promessa a Rastelli: «Mister, fammi giocare l’ultima partita in casa». E l’allenatore del Cagliari, un po’ perplesso e un po’ stupito disse di sì. Sono seguiti sei mesi di duro lavoro, sino a sabato, giorno della festa promozione.

Il ritorno. Quando Dessena si è alzato dalla panchina, un boato ha accompagnato il centrocampista mentre vestiva la maglia numero 4. Tutti sapevano che sarebbe successo, ma il momento è stato ugualmente suggestivo. È arrivato di corsa Storari a consegnargli la fascia di capitano. Quindi l’ingresso in campo. «Ho disubbidito all’allenatore che mi diceva di non forzare – ricorda Dessena –, invece sono scattato e mi hanno dato il pallone». Un altro boato. Quindi la fine della partita diventata ormai passerella. «È stato bello – ammette –. Emozionante. Mi è venuto da piangere. Grazie Cagliari, grazie tifosi, siamo di nuovo in A».

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