Sotto canestro più bocciati che promossi
Il meglio e il peggio della Dinamo 2015-’16: brilla la stella di Logan, mentre Petway e Mitchell sono i peggiori disastri
7,5 DAVID LOGAN
L’unico vero top player della squadra, nei fatti e nelle cifre. Miglior realizzatore (16,6 punti per gara), miglior assistman (4,3), in campionato va in doppia cifra 25 volte in 33 gare e oltre i venti punti in 13 occasioni, con due trentelli e un buon 41,7% da 3. Ha avuto più alti e bassi rispetto alla stagione del triplete, ha sofferto in Europa e nelle tre gare dei playoff è andato molto al di sotto delle attese, ma alla resa dei conti, nel confronto con lo scorso campionato, tutte le voci statistiche sono cresciute sensibilmente.
7 JOE ALEXANDER
Il curriculum del college, il fisico e le potenzialità sono da stella Nba; l’assenza di continuità, il carattere non proprio da duro e il fardello di un vecchio infortunio lo conducono a 29 anni in Sardegna. Sfodera almeno 5-6 prestazioni mostruose (su tutte a Venezia, a Varese e con Cantù), altrettante partite inguardabili e tante prove nella media. Soffre nell’era Calvani, trova un po’ di continuità nell’ultima parte della stagione. Mani e controllo del corpo da guardia, fisico e mezzi atletici da superman, resta un 2,03 carente in difesa e a rimbalzo. Chiude con 12,3 punti e 4,5 rimbalzi in 24 minuti di impiego medio.
6,5 ROK STIPCEVIC
A inizio anno paga lo scotto di un’estate trascorsa a faticare con la nazionale croata. Riprende giri e fiducia a stagione inoltrata, con alcune buone prestazioni anche in Europa. In assenza di un vero leader, diventa presto uno dei punti di riferimento dello spogliatoio, facendosi apprezzare per le sue doti di lottatore in campo. Unico play di ruolo della squadra (anche se a volte la sua non è una regia ordinata), trova continuità anche in attacco e va in doppia cifra in 14 delle ultime 19 gare di campionato. Cifre di tutto rispetto: 9,4 punti in 21,8 minuti, 2,1 assist, 51,9% da 2 e 41,5% da 3 punti.
6 JACK DEVECCHI
Nella prima stagione da capitano si trova ad affrontare più tempeste di quante ne abbia mai trovato nei precedenti anni in serie A1. Non parte benissimo, garantisce il solito impegno in difesa ma sull’altro lato del campo non ha fiducia, né mira. Messo da parte da Calvani (che lo umilia contro Cantù, inserendolo a pochi secondi dalla sirena a gara già persa), riprende in mano la sua stagione con la consueta grinta: da febbraio in poi per lui inizia un campionato nuovo, con 20 minuti di media e una mano caldissima che lo porta a un surreale 59,3% da 3 (16/27).
6- BRIAN SACCHETTI
Colonna portante da anni del progetto Dinamo, incappa nella stagione più complicata da quando è a Sassari. Papà Meo lo considera poco, poi come reazione allo shock dell’esonero sfodera alcune prestazioni di alto livello (con Pesaro, a Mosca e a Caserta). Gli viene cambiato completamente il ruolo (da esterno diventa costantemente un quattro, puro o tattico), continua a lottare come sa ma in attacco si spegne. Chiude la stagione con la spia delle riserva accesa da almeno un mese, ma tutte le sue voci statistiche sono migliorate rispetto al 2014-’15.
5,5 MATTEO FORMENTI
Completamente ignorato durante la gestione Sacchetti, ha due picchi di rendimento e di fiducia che corrispondono al momento dei due cambi di panchina. Poi si infortuna durante la sua partita migliore (contro Torino, dopo aver segnato 12 punti in 13 minuti) e non riesce a riprendere la condizione in tempo per i playoff. Un paio di prestazioni di alto livello ma complessivamente non riesce ad avere l’impatto della scorsa stagione.
5,5 JARVIS VARNADO
Un curriculum di tutto rispetto, con spruzzate di Nba (ha in cassaforte l’anello 2013 per le sue 8 presenze con i Miami Heat) e di campionato italiano. Dovrebbe essere il centro titolare, e di fatto è anche l’unico centro vero del roster. Gioca bene spalle a canestro ed è sufficiente a rimbalzo, ma il ricordo dei mostruosi salti di Shane Lawal è troppo fresco per poterlo apprezzare pienamente. Il vero problema è la condizione fisica: a 28 anni nelle sue gambe non c’è traccia di esplosività, fattore che lo porta a caricarsi immediatamente di falli e a non reggere quasi mai il campo oltre i 15-20 minuti. Chiude con 9,7 punti e 4,8 rimbalzi, con il 63% da 2, in 17’ di impiego. Nella proiezione di un minutaggio decente sarebbero gran belle cifre, ma nessuna squadra si può permettere di poter schierare il centro titolare per così poco tempo. La sua migliore prova, gara2 dei playoff a Reggio Emilia (25 punti con 11/12 e 7 rimbalzi in 22’) lascia sospeso nell’aria il solito quesito senza risposta: campione incompreso o bidone?
5 LORENZO D’ERCOLE
L’insufficienza non è tutta (de)merito suo, ma va condivisa con i tre coach, che l’hanno usato poco, a singhiozzo e quasi mai nel suo ruolo naturale. Lui, spesso dimenticato sul fondo della panchina, perde completamente la fiducia e solo nel match contro Varese mostra davvero il suo repertorio fatto di regia ordinata, difesa e pericolosità dall’arco. Davvero un peccato.
5,5 JOSH AKOGNON
Arriva a febbraio nel disordinato mercato di riparazione di quest’anno. “Bomber” nel campionato cinese, non abituato a difensore, a Sassari si mette a disposizione con serietà e umiltà. Sfodera diverse prestazioni di alto livello (30 punti contro Torino, altri 4 ventelli), abbatte Milano con una tripla da leggenda sulla sirena, ma nei playoff toppa completamente, con tre prestazioni terribili. È un flop che pesa come un macigno.
4,5 KENNY KADJI
Uno degli scudettati, scartato d’estate, torna a Sassari via Brindisi a marzo e quel giorno in Puglia stappano (letteralmente) lo spumante. Parte discretamente, poi la sua ben nota indolenza fa perdere la pazienza a Pasquini. Termina la stagione da separato in casa. Alla resa dei conti, l’unica sua grande prestazione stagionale l’ha giocata a ottobre con la maglia di Brindisi. A Sassari.
3 BRENT PETWAY
Curriculum pesante (finali di Eurolega etc.), stipendio pesantissimo. Dovrebbe essere un punto fermo, invece segna 3,9 punti con 3,2 rimbalzi per gara. Nullo in attacco, dà qualcosa in difesa, ma stiamo parlando di gocce in un mare di prestazioni da film horror. Talmente scarso che la Dinamo non riesce a piazzarlo da nessuna parte. Va via col malloppo senza salutare compagni e tifosi, e dopo la partenza si diverte a eliminare dai social tutti i contatti sassaresi. Entra nello scantinato dei ricordi biancoblù come il più grande e costoso bidone in 56 anni di storia. Vade retro.
SV MARCONATO
Leggenda assoluta del basket italiano, arriva a 41 anni a fare la chioccia ma finisce per fare solo la comparsa. Il suo contributo in campo si riduce a 2’ in campionato e a 3 presenze e 12’ in Eurolega.
5 MARQUEZ HAYNES
Uno dei big del mercato, ha cifre discrete (13 punti con il 43,9% da 3 e 4,3 assist) ma come play è insufficiente e toppa regolarmente i finali di gara. A metà stagione il Panathinaikos lo richiede e la Dinamo non ci pensa due volte a farlo andare, liberandosi di un oneroso contratto.
5 CHRISTIAN EYENGA
Ha numeri interessante, ma è incostante, indisciplinato e inaffidabile. Torino lo richiede a febbraio e Sardara gli fa “ciao ciao” in mezzo secondo.
2 TONY MITCHELL
Mvp dello scorso anno con Trento, arriva come colpo assoluto del mercato di gennaio. La sua permanenza, prima del brusco taglio, dura 2 mesi, nei quali riesce a sfasciare lo spogliatoio, litigare con allenatore e società, oscurare Logan e a tirare con il 13,5% da 3. Talento bruciato.
SV FRANCESCO PELLEGRINO
Gigante acerbo con buone prospettive, girato in prestito a Barcellona Pozzo di Gotto a febbraio. La società ci crede, resterà a Sassari.
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