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La Dinamo riparte da Jack «Orgoglioso di esserci»

di Andrea Sini
La Dinamo riparte da Jack «Orgoglioso di esserci»

Il capitano biancoblù ha appena concluso il suo decimo campionato a Sassari «È stata una stagione molto complicata, ma sarà una lezione fondamentale»

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SASSARI. Metti un Jack Devecchi nel motore e la difesa non ti tradirà. Dieci anni di fedeltà assoluta, l’undicesimo è all’orizzonte con una certezza: la Dinamo dell’ennesima rifondazione partirà ancora dal capitano. «È una cosa che mi fa immensamente piacere e mi riempie di orgoglio», dice il numero 8 biancoblù, arrivato a Sassari nell’estate del 2006 ad appena 21 anni e cresciuto come giocatore e come uomo di pari passo con la società. Di cui oggi è il secondo alfiere assoluto per numero di presenze, alle spalle solo di Emanuele Rotondo.

Da una difficoltosa salvezza in A2 all’anno del magico tris tricolore. Sino al primo anno con i gradi di capitano, che è stato il più complicato da quando la Dinamo milita nella massima serie. «Sembra passata una vita, e in effetti è proprio così – sorride l’ala originaria di Graffignana, nella cerchia milanese –. Dopo tanti anni di crescita e di un’asticella che si è alzata sempre di più, in questa stagione abbiamo vissuto il primo vero stop, con problematiche di ogni genere. Ma tutto serve per imparare, l’anno prossimo avremo più esperienza anche da questo punto di vista. E poi sono d’accordo con il presidente Sardara: firmerei per arrivare nelle Final Eight di coppa Italia e nei playoff in tutte le stagioni “catastrofiche” come questa».

In effetti in casa Dinamo non si è verificata alcuna catastrofe, ma l’anno post scudetto è stato decisamente complicato. A partire da qualcosa a cui la vecchia guardia non era più abituata, ovvero i cambi di panchina. «Siamo stati per sei anni con Meo Sacchetti, che è molto bravo a motivare i giocatori senza aggiungere inutili pressioni, quindi – spiega Devecchi – da questo punto di vista anche il lavoro nello spogliatoio del mio amico Vanuzzo non è stato troppo complicato. Poi quest’anno ci siamo trovati investiti da questi cambiamenti, con una grande pressione e tanto lavoro da fare nello spogliatoio dal momento dell’arrivo di Calvani. Io in quella fase ho provato a dare tranquillità al gruppo, ma non è stato facile. Con il passaggio del timone a Pasquini certe problematiche si sono risolte da sole, per il semplice fatto che lui conosceva a fondo ognuno di noi ed è riuscito a ricompattare tutto».

A proposito del finale di stagione, la Dinamo a un certo punto era praticamente fuori dal discorso playoff. «Siamo stati bravi in quello sprint finale che ci ha permesso di qualificarci per la seconda fase, ma a quel punto – sottolinea l’ex giocatore di Olimpia Milano e Montegranaro – siamo arrivati ai playoff decisamente scarichi. Nello sport la fortuna è una componente fondamentale, e quest’anno si è ripresa ciò che ci aveva dato lo scorso anno. Non cerco scuse, per carità. Anzi, dico che Reggio Emilia si è dimostrata più squadra di noi e credo proprio che sia la squadra che può dare più fastidio a Milano nel discorso scudetto. Sono un gruppo rodatissimo e con molto talento».

La Dinamo ha ottenuto il massimo che, nella situazione data, era in grado di ottenere, oppure c’è qualche rammarico? «Sì, qualche rammarico resta, soprattutto per quanto riguarda gara 2 a Reggio. Avremmo potuto allungare la serie e chissà come sarebbe andata. Ma bisogna anche essere realisti: la verità è che quest’anno siamo stati davvero poco costanti, sono cambiati molti giocatori e abbiamo atteso mesi la chimica giusta. Che forse è arrivata troppo tardi. Inutile recriminare, oggi, portiamo a casa questa esperienza cercando di farne tesoro».

L’estate è ancora lunga, ma tra non molto bisognerà iniziare a pensare all’anno prossimo. «Sono felice di essere ancora qui – conferma Devecchi, che da febbraio in poi ha tirato con il 59% da 3 punti –. La società è al lavoro e noi possiamo solo attendere le scelte legate alla panchina e ai giocatori. Negli ultimi anni sono cambiati tantissimi giocatori, per varie ragioni, e se nel primo caso è andata benissimo, non altrettanto si può dire di quest’ultima stagione. Io credo che la società proverà a puntare un po’ sulla continuità, cercando di limitare gli errori. L’anno scorso si sono esposti molto e hanno rischiato, forse stavolta si cercherà di avere più garanzie, equilibrio e continuità. A questi livelli siamo una società “giovane”, ma stiamo imparando tante cose».

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