Giovannelli l’ultrà: dal fallimento alla C, io ci ho sempre creduto
OLBIA. In piedi sulla gradinata che grondava passione e sudore. Sbuffi di pipa e una gioia distinta e composta. Niente tribuna, ma lì in mezzo al popolo bianco, ad esultare per una vittoria e la...
OLBIA. In piedi sulla gradinata che grondava passione e sudore. Sbuffi di pipa e una gioia distinta e composta. Niente tribuna, ma lì in mezzo al popolo bianco, ad esultare per una vittoria e la probabile conquista della Lega Pro. C'è un protagonista del trionfo dell'Olbia che non indossa le scarpe da calcio e non frequenta gli spogliatoi. È il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli. Ancora pochi giorni e lascerà il suo ufficio. Le elezioni incombono e lui chiude il suo mandato con la gioia più grande. Ma resterà nella storia della società e della città l'impresa del salvataggio della squadra, che nel 2010 era fallita ed aveva perso il titolo sportivo. Retrocessa dalla C2 in Terza categoria.
Sindaco, fu allora che si costruì un futuro per l'Olbia Calcio?
«Diedi un contributo con le vecchie glorie della squadra. In quel momento venni contattato da Pino Scanu e altri, che mi chiesero di trovare uno sponsor per poter ripartire da una nuova compagine societaria. Avevo un rapporto di amicizia con Tariko Roustam, magnate russo della vodka e con partecipazioni in banche importanti, che vive a Porto Rotondo. Gli chiesi di dare una mano».
Fu allora che si videro possibilità di acquisire un nuovo titolo sportivo?
«Servivano circa 120 mila euro. Tariko fu d'accordo ma mancava il tempo materiale per fare un bonifico alla Federazione. Allora andai alla Banca di Sassari e chiesi di garantire con una fideiussione. Per fortuna poi Tariko mantenne l'impegno e l'Olbia potè iscriversi in Eccellenza. Io fui presidente per quel breve periodo».
Dopo Tariko è arrivato Marino.
«Tariko ha sborsato diverse centinaia di migliaia di euro in questi anni, il calcio costa e gli dobbiamo molto. Dopo la promozione in serie D i costi sono aumentati. Scanu e gli altri dirigenti hanno fatto grandi sacrifici personali, ma non riuscivano a proseguire l'avventura. Voglio ringraziarli pubblicamente. Marino è persona seria. Oggi per pensare in grande ci vogliono spalle robuste e la nuova dirigenza dell'Olbia dà ampie garanzie. Poi i risultati stanno qui a dimostrarlo».
Resta l'immagine sua in mezzo ai tifosi festanti nella curva del Vanni Sanna. Sempre stato tifoso?
«La mia storia sportiva è nel basket, ho giocato nella Santa Croce. Ma ho iniziato ad appassionarmi proprio quando è iniziata la vicenda del salvataggio della società. Da allora sono abbonato. Con i tifosi? Diciamo che mi hanno portato come garante. Per la trasferta ci abbiamo messo la faccia come amministrazione, siamo riusciti a ottenere gli autobus per portare i nostri tifosi. Era giusto stessi con loro. Ringrazio comunque il sindaco Sanna di avermi invitato in tribuna e per aver fatto arrivare delle bottiglie d'acqua per i tifosi. Alla fine della partita si è congratulato con noi».
Ora la Lega Pro?
«Non credo ci siano dubbi. Rappresenta una grande occasione per la città, per valorizzare il settore giovanile, per puntare sul calcio e lo sport come motore sociale ed economico».
Giandomenico Mele
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