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Con Dusko Savanovic la Dinamo riscopre il vento dell’Est

di Andrea Sini
Con Dusko Savanovic la Dinamo riscopre il vento dell’Est

Basket. Da Curcic in poi, gli slavi passati per il palazzetto Plisnic e Becirovic gli uomini squadra, Todic la delusione

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SASSARI. Dalla Serbia con furore agonistico, ma anche tecnica, cattiveria e talento. Con la firma di Dusko Savanovic la Dinamo riapre le frontiere verso est, un mercato che offre una grande varietà di giocatori di grande valore.

Nell’ultima stagione in casa biancoblù è approdato il play Rok Stipcevic, da anni nel giro della nazionale croata e, secondo le ultime di mercato, vicino all’accordo per il rinnovo. Nel suo curriculum ci sono esperienza a Roma, Varese, Pesaro e Milano, ma anche in Turchia col Tofas Bursa, oltre che con il Cibona Zagabria e con Zara, la squadra nella quale è cresciuto. Al di là del valore tecnico, Stipcevic si è fatto apprezzare per le doti di guerriero in campo e per la personalità fuori dal campo.

Negli anni scorsi il vento dell’Est aveva già soffiato sul PalaSerradimigni, con intensità ma non sempre con costanza: due stagioni fa, nell’anno del triplete, del roster biancoblù ha fatto parte per diversi mesi Miroslav Todic, arrivato da Brindisi insieme a Jerome Dyson. L’ala forte bosniaca, classe 1985, aveva dalla sua un curriculum di tutto rispetto e una fama di grande lottatore. In realtà le attese sono state fortemente deluse, soprattutto sul piano caratteriale, e Todic ha fatto le valigie già a metà gennaio senza lasciare alcun rimpianto, portando via con sè gli appena 6,4 punti e 4 rimbalzi a partita (in 18 minuti di media), con il 44,9 per cento da 2 punti e il 31,6 per cento dalla lunga distanza.

Ben altra stoffa ha dimostrato di avere Vanja Plisnic. Nato in Serbia, sposato con una donna croata (“e mio figlio a casa parla solo croato”, si lamentava con il sorriso sulle labbra), una buona presenza sotto canestro e mani enormi, l’ex giocatore dell’Angelico Biella arrivò il primo anno di serie A, in sostituzione dell’infortunato Jiri Hubalek, genio e sregolatezza made in Praga. Apertissimo culturalmente, appassionato di fotografia, dava il massimo in campo per poi salire in macchina e girare la Sardegna con la sua macchina fotografica. Confermato per la stagione successiva, Plisnic ha incrociato la Dinamo nell’Eurocup 2013-’14 con la maglia del Ted Ankara. I suoi rapporti con il gruppo italiano erano talmente buoni che la notte della partita giocata in Turchia (4 giorni dopo la vittoria della Coppa Italia) le porte di casa sua si aprirono per accogliere i vecchi compagni.

Un assaggio del talento slavo, nel senso più puro del termine, il pubblico di Sassari l’ha avuto per 10 partite nel finale della stagione 2012-’13, quando per il finale di stagione la società ingaggiò la stella Sani Becirovic, guardia slovena naturalizzata italiana, con alle spalle una carriera di livello eccelso in giro per le migliori squadre d’Europa. Si inserì benissimo tra i due cugini Diener, ma quell’anno la Dinamo più spettacolare di sempre si schiantò a gara7 dei quarti di finale contro Cantù. Non è slavo ma arrivava da oltre la vecchia cortina di ferro anche Igi Ignerski, punto di forza della nazionale polacca, grandissima tecnica e mani morbidissime in un corpo lungo quasi 2,10. Fece vedere buone cose nella stagione 2012-’13, ma quando il gioco iniziò a farsi duro vennero fuori anche i suoi limiti caratteriali.

Negli anni eroici della A2, sono due i nomi rimasti negli almanacchi, con risultati opposti: il centro serbo Radisav Curcic, uno dei top player biancoblù di sempre, e Predrag Materic, anch’egli serbo, scuola Milano, passato per il palazzetto senza lasciare alcuna traccia.

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