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«Ma la mia Olbia non è il Cagliari-due»

di Giandomenico Mele
«Ma la mia Olbia non è il Cagliari-due»

Serie D. Il presidente Marino aspetta la Lega Pro e parla di mercato, dei rapporti con Giulini e del pubblico da ritrovare

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OLBIA. Il calcio come un'azienda. Lo si sente dire frequentemente nel calcio di alto livello, appartiene un po' meno alle categorie inferiori. L'Olbia del presidente Alessandro Marino è un nuovo esempio virtuoso. Programmazione e mentalità manageriale, manca solo il sigillo federale per la promozione in Lega Pro.

Presidente Marino, quanto manca all'ufficialità?

«Martedì si conosceranno i criteri per il ripescaggio. Penso che entreremo nel primo turno di ripescaggio, tra le 60 squadre della prossima Lega Pro. Non vogliamo aspettare di sostituire squadre che abbiano difficoltà a iscriversi. L'unica cosa che non possiamo controllare sono i lavori al Nespoli: manca l'impianto di videosorveglianza distrutto dall'alluvione, va fatto entro il 30 giugno. Spetta al Comune e spero venga fatto".

In città dicono che questa sia l'Olbia del Cagliari e di Giulini.

«Questa mia avventura imprenditoriale non ci sarebbe mai stata senza Giulini e la partnership col Cagliari. Il rischio d'impresa è mio, ma non nego che il rapporto col Cagliari tenga in piedi il business. Per sopravvivere in Lega Pro ci vogliono ricavi di almeno 2 milioni di euro all'anno. Le grandi società, tipo Venezia e Parma, possono arrivare anche a 5-6 milioni. Occorre uno sponsor importante e la riduzione dei costi attraverso i prestiti dei giocatori e incassando i premi per la loro valorizzazione».

Con vantaggi anche per la squadra di Giulini?

«Con l'Olbia in Lega Pro, il Cagliari avrebbe una squadra con uno step intermedio tra la serie A e le sue giovanili per valorizzare i giocatori. Se riusciremo a ottenere tra gli 8 e 9 prestiti dal Cagliari, potremo avere i conti a posto, completando una mission per la Sardegna e il Cagliari e dando all'Olbia la possibilità di giocare in una categoria importante con una rosa competitiva».

Per questo era così importante conquistare la C?

«Fondamentale, i giocatori non hanno la possibilità di trasferirsi dai professionisti ai dilettanti. Carboni e Piredda hanno dovuto rinunciare a un contratto da professionisti per venire da noi. Ma è stata un'eccezione".

Del Fabro e Colombatto giocheranno a Olbia?

«Del Fabro lo conosco bene, un giovane promettente che ha avuto un anno sfortunato, con i trasferimenti a Leeds e Ascoli dove ha giocato poco. Credo che un anno importante in Lega Pro gli farebbe bene. Colombatto l'abbiamo portato nel settore giovanile del Cagliari, è un ragazzo serio. Sarà il Cagliari a decidere se vuole darlo in B o puntare su una crescita più graduale con noi in Lega Pro".

Mastinu resterà?

«E' un giocatore di prospettiva, che può crescere ancora ed è sardo. Il profilo perfetto per l'Olbia. Non ce ne priveremo".

Per la Lega Pro si riparte da Mignani come allenatore?

«Il mister incarna la nostra filosofia e cultura del lavoro. Si è meritato la conferma, ha dimostrato di saper costruire un gruppo oltre la forza dei singoli. Allenerà l'Olbia anche l'anno prossimo".

Sembra che il pubblico di Olbia abbia ritrovato la passione verso la squadra.

«All'inizio ha visto cose che non mi sono piaciute. Dopo aver vinto 5 partite consecutive, lo stadio era vuoto. Non c'era entusiasmo, così abbiamo capito che il pubblico va creato. A Sassari ho visto uno stadio stracolmo. Dobbiamo ripartire da lì, creando entusiasmo ma soprattutto conquistando i più giovani. L’Olbia non fas la C dal '78. Sarà un test anche per la città".

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