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Una favola cominciata a Cagliari

di PIETRO OLEOTTO
Una favola cominciata a Cagliari

Storia di un tecnico capace di ripartire più volte da zero all’insegna del 3-5-2

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GIAMPIERO Ventura in Sardegna ha lasciato un pezzo di cuore. Il tecnico ha raccolto le prime soddisfazioni alla guida dei rossoblù. Nella stagione 1997-98, chiamato da Massimo Cellino, è riuscito nell’impresa di riportare il Cagliari in serie A, esordendo nell’annata successiva nella massima serie. In Sardegna è tornato dal 2002 al 2004, facendo un buon lavoro, dimostrando di essere un insegnante di calcio e valorizzando diversi calciatori.

Quindici anni fa, quando arrivava allo stadio Friuli, per allenare l’Udinese, salutava così i cronisti. Vi voglio bene. Uno dei tanti cavalli di battaglia di Giampiero Ventura, come quella frase pronunciata a Bari nel 2009: «Alleno per libidine». Uno più uno: fu Mister Libidine per quei due anni in Puglia. Tasselli di un mosaico sterminato per il nuovo ct dell’Italia, uno che ha fatto il calciatore partendo dalla Sampdoria, a cavallo tra gli Anni ’60 e ’70 .

Nato nel ’48, coetaneo del viareggino Marcello Lippi – con il quale ha intrecciato il proprio cammino partendo dalle esperienze doriane –, Ventura è diventato allenatore relativamente presto, considerando che nel ’79 era già vice dei blucerchiati, prima di intraprendere un lungo cammino, di fare gavetta partendo da realtà che allora erano decisamente meno luccicanti di adesso: Entella e Spezia non erano club nell’élite della B. Poi via lontano da casa: Centese, Pistoiese, Giarre, percorrendo l’Italia da nord a sud.

La chiamata per il salto in alto da quello che potrebbe essere considerato un autentico talent scout, se non si stufasse delle proprie scelte dopo qualche mese: Maurizio Zamparini. L’imprenditore friulano, ora patron del Palermo, allora guidava il Venezia, la squadra con la quale Ventura prima diventa vice, e poi la stagione successiva, nel 1994-’95, capo allenatore tra i cadetti. Dura nove giornate e finisce nel girone dantesco degli “zampariniani”, i tecnici esonerati tra Venezia e Palermo. Trentasette in totale, tra questi Zaccheroni, Spalletti, Prandelli, Guidolin, gente che poi hanno riempito le bacheche.

Ventura non si scoraggia, riparte da Lecce, porta in A il Cagliari, salva l’Udinese ereditata in corsa da Roy Hodgson, attuale “collega” dell’Inghilterra, torna a Cagliari e viene scelto per rilanciare il Napoli: qui, quando si aspettano l’esplosione, Ventura si ferma. Non convince. E deve ricominciare daccapo: Messina, Verona, Pisa, fino all’assist di Antonio Conte, sì, proprio lui che portato in A il Bari lo lascia per divergenze con la società sulla campagna acquisti. Non quattro prestiti e qualche giovanotto (Bonucci e Ranocchia titolari della difesa a 4, uno strappo alla regola per uno abbonato al 3-5-2) inventa il Barishow prima di resta vittima della politica del risparmio dei Matarrese.

Ma Ventura non si ferma ancora, pare davvero mosso dal sacro fuoco quando riparte dal Torino in B: risale la china per portarlo a giocare l’Europa League lanciando Immobile, Cerci, Darmian, venduti a suon di milioni dal suo presidente,

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