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L’allarme della Fondazione «Così si rischia di sparire»

di Giovanni Dessole
L’allarme della Fondazione «Così si rischia di sparire»

Ieri una partecipata assemblea pubblica, chiesto il sostegno delle istituzioni «C’è un buco di quasi un milione». «Togliamogli la concessione dello stadio»

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SASSARI. La Torres non può essere considerata come una proprietà privata: è un simbolo di Sassari, come la fontana di Rosello e i Candelieri. Va preservata e tutelata. Questo il pensiero espresso da un tifoso ieri all'incontro nella sede della Camera di commercio, condiviso epilogo della serata e nuovo punto di partenza. Circa 200 le persone riunite nella sala di via Roma. Diverse generazioni rossoblù sedute fronte tavolo, con il presidente della Fondazione Torres Umberto Carboni, il vice presidente Gabriele Satta e il direttore generale Massimiliano Pedoni – promotori dell'incontro - a presentare il quadro della situazione e interagire con la platea a caccia di soluzioni percorribili.

C'è preoccupazione nell'aria. Ci sono tifosi, ci sono ex giocatori come Ennas e Deliperi. Non ci sono rappresentanti dell'attuale dirigenza della Torres, invitati ma impossibilitati ad esserci. La Fondazione riferisce di una situazione debitoria del club che oscillerebbe fra i 700 mila e i 900 mila euro. E quando si fa riferimento alla cessione della società da Domenico Capitani alla compagine composta da Piraino, Azovic e Minunzio per una cifra pari a tre euro, la sala esplode. “Si rischia di sparire e a parte noi – affermano i membri della Fondazione – nessuno lo ha mai detto”.

Allo stato attuale secondo la Fondazione sono tre le possibili alternative: consegna dei libri contabili in tribunale da parte della nuova proprietà; la stessa proprietà che va avanti in una situazione debitoria pesante; il ritorno di Domenico Capitani alla guida grazie ad una opzione da esercitare entro il 30 giugno. “Bisogna disertare lo stadio” è un'altra proposta. Molti chiedono “l'attivo e imprescindibile coinvolgimento dell'amministrazione comunale e dei politici a livello regionale e nazionale. Sono i rappresentanti della città di Sassari, devono fare qualcosa”. Altro concetto ribadito è che “Il Vanni Sanna è la casa della Torres. Bisognerebbe togliere la concessione a chi non rispetta la Torres”. Qualcuno sottolinea che i “700 mila euro di debiti potrebbero portare alla morte della società”, altri puntano a far diventare quello rossoblù “un caso nazionale”. L'assemblea chiede una presa di posizione, civile ma forte.

Il timore per il futuro lascia spazio alla necessità di “non avere paura di chi ha preso in giro la piazza. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità”. Nelle prossime 48 ore Fondazione e tifoseria metteranno in campo iniziative per sensibilizzare le Istituzioni. Un ultimo punto di partenza che non vuole diventare un epilogo.

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