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Sarà un’altra calda, nera estate rossoblù

di Mario Carta
Sarà un’altra calda, nera estate rossoblù

Dopo l’allarme lanciato dalla Fondazione cresce il pessimismo e la nuova proprietà ancora non chiarisce i tanti dubbi

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SASSARI. Senza parole. Così la Torres, a campionato chiuso da nemmeno un mese post delusione per mancata promozione in C, con una squadra tutta da fare. A parlare però sono i conti e le cifre che hanno spulciato i “guardiani” della Fondazione Torres, e l’allarme è scattato: dai 700 ai 900.000 euro di debiti. Tanti, per una piccola società di serie D. Troppi. Il passaggio di proprietà da Domenico Capitani al trio Piraino-Minunzio-Azdovic verrà istituzionalizzato solo il 30 giugno e solo allora i nuovi padroni parleranno, mentre chi ha a cuore i colori rossoblù che da 113 stagioni rappresentano il calcio sassarese si appresta a vivere un’altra calda, nera estate.

Non è una novità, nel pallone del Nord Ovest sardo. Da dieci anni a questa parte svanito l’ultimo triplice fischio sono scattate carte bollate, ricorsi in ogni grado giuridico, appelli e lo scorso maggio perfino le manette per l’ex ds Nucifora, mentre si succedevano i cambi di denominazione per via dei progressivi fallimenti: da Sef Torres, fondata nel 1903, a Polisportiva Sassari Torres (1992), Sassari Torres 1903 (2000), Torres Calcio (2009) e per ultimo (2013) Sef Torres 1903. E torna tutto alla mente.

«Vi porto in serie A». 9 maggio 2005, la Torres si salva in C1 (2-0 alla Pro Patria) alla penultima giornata e il presidente Rinaldo Carta denuncia un buco da 1.5 milioni. Rattoppano i soci, ma non basta. Entra Edoardo Tusacciu (Plastwood) con i fratelli, ma la Covisoc non ammette la squadra. Ricorso, respinto. Tar. Respinto. Consiglio di Stato: ammessi. Il 20 agosto Tusacciu in piazza d’Italia annuncia: «Vi porterò in A». Finisce con i playoff promozione falliti col Grosseto, finisce con una rottura prolungata, finisce in tribunale, con Tusacciu che denuncia la vecchia proprietà e finisce che la Torres fallisce, con un debito di circa 3 milioni di euro.

Arriva Mascia. Antonio Masscia (Inversol) rileva la società a costo zero e il Lodo Petrucci fa accomodare la Torres in C2. Prime assemblee dei tifosi, ma si va avanti.

Ancora C2. Senza lode né infamia. E per una volta senza soverchi problemi, anche se è la prima estate con sussurri di imprenditori continentali.

2008, si sprofonda. Mascia denuncia: sono solo. il 19 giugno consegna le chiavi degli spogliatoi al sindaco Ganau. Irregolarità contabili (inutili stavolta i ricorsi fino al Consiglio di Stato) spediscono irrimediabilmente la Torres a ripartire da quasi zero, in Promozione.

2009-2012. La Torres adamitica risorge da una costola della femminile, grazie a Leonardo Marras che poi passa la mano ad Antonello Lorenzoni. Sono anni relativamente tranquilli, con la costante scalata fino alla Lega Pro.

Si torna in D. Lorenzoni l’11 giugno lascia, la Torres è in alto mare, i tifosi raccolgono fondi. Il 27 giugno arriva Capitani Domenico, da Latina, e i suoi amici laziali. Grandi promesse ma retrocessione in D ai playout (con Rieti) e pesanti sospetti di combine su alcune gare.

La vergogna. E’ anche la Storia calcistica della Torres a permettere il ripescaggio nella nuova serie C unica, dove i rossoblù se la cavano piuttosto bene salvandosi con due turni di anticipo ed entrando nei playoff. Non si salva però la società dalle accuse di illecito e dalla retrocessione in D per le scommesse che hanno coinvolto il ds Nucifora, Capitani e l’allenatore Costantini.

Di nuovo D. E’ storia di oggi, la finale playoff persa con l’Olbia. Ed è la vecchia storia di ieri e di oggi l’apprensione della tifoseria, nonostante una magra consolazione: stavolta sono solo i soliti, vecchi, cari problemi economici. Il codice penale pare non c’entri.

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