Di corsa dentro il carcere di Nuchis, per un giorno senza sbarre
Una gara speciale per i detenuti nel penitenziario di massima sicurezza. Emozionante incontro con gli atleti dell’Uisp di Sassari e Tempio tra sorrisi e voglia di raccontarsi
NUCHIS. Controlli a ripetizione, sbarre, metal detector, porte d’acciaio, corridoi infiniti, un cortile con tanto cemento e qualche pianta ancora troppo giovane per fare ombra. Per chi viene dall’esterno è l’impatto col carcere di massima sicurezza di Nuchis. Un po’ di soggezione iniziale, quasi paura di incontrare chi sta scontando pene per essersi macchiato di gravi reati. Sensazioni provate dai trenta atleti di Sassari e Tempio che hanno partecipato alla competizione podistica su un percorso di 700 metri, ricavato all’interno della struttura penitenziaria. Una manifestazione organizzata grazie all’impegno degli insegnanti-educatori del carcere, insieme alla sezione provinciale dell’Uisp. Protagonisti carcerati e atleti che insieme hanno dato vita ad una gara speciale, un cocktail tra sport e sociale.
L’imbarazzo iniziale si trasforma in voglia di conoscere storie e percorsi di vita quando arrivano i detenuti. Per molti di loro non ci sarà un’alternativa al carcere. Si fa amicizia con persone che hanno rare occasioni di avere contatti col mondo esterno.
Comincia la corsa. Chi sta da anni dietro le sbarre ha il fiato corto ma viene incitato, invitato a portare a termine la gara. Tutti danno il massimo, vogliono fare bella figura, dimostrare che la detenzione non li h arrugginiti. Ogni tanto qualcuno si ferma, prende fiato. Gli atleti di Sassari e Tempio fanno altrettanto, li aspettano, li incoraggiano. Si instaura un rapporto di amicizia tra persone che probabilmente non si vedranno più.
Quando tutto finisce, prima di dirsi addio, c’è il tempo per bere una bibita insieme, avere dal direttore del carcere l’autorizzazione per farsi una foto ricordo «La appenderò nella mia cella», dice uno dei detenuti. Chi ascolta si commuove. Capisce che chi sta in cella e normalmente ha a disposizione una passeggiata di trenta metri quadri, conserverà a lungo questo ricordo nella sua memoria. «È’ stata un’esperienza bellissima - dice Virgilio (nome di fantasia ndr) che ha partecipato alla corsa -. Per alcune ore sono state annientate le mura invalicabili del carcere. Sono stati spazzati i crimini commessi. Tra noi e loro non c’era nessuna differenza. Questa volta lo sport è stato vissuto e praticato secondo gli ideali più nobili, azzerrando le differenze sociali, con lo spirito decoubertiniano.
Una calorosa stretta di mano, una pacca sulle spalle, un abbraccio sincero tra chi ha condiviso una gara faticosa ma emozionante. Un sorriso, una parola di incoraggiamento, gli ingredienti che hanno caratterizzato il momento di salutarsi. Tutti insieme al traguardo, seduti uno accanto all’altro. A parlare, a scambiarsi idee, opinioni, bere una bibita, raccontarsi. Come si fa normalmente con amici o colleghi di lavoro. Ed è stato questo il momento in cui le differenze si sono azzerate. Per un attimo nessuno si è ricordato di essere all’interno di un carcere di massima sicurezza. Prima di uscire dal “bunker” di Nuchis, una promessa: è stata la prima edizione ma non sarà l’ultima.
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