La Russia indaga sull’ex capo dell’antidoping
MOSCA. All'indomani del verdetto della Iaaf che ha escluso la squadra di atletica russa dai Giochi di Rio, il Comitato investigativo russo annuncia «un'inchiesta penale» contro l'ex direttore del...
MOSCA. All'indomani del verdetto della Iaaf che ha escluso la squadra di atletica russa dai Giochi di Rio, il Comitato investigativo russo annuncia «un'inchiesta penale» contro l'ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca Grigory Rodchenkov. L'accusa è di «abuso d'ufficio», e in particolare di aver distrutto 1.437 test.
Il punto è che Rodchenkov, costretto a dimettersi proprio in seguito allo scandalo che ha scosso la federatletica russa lo scorso autunno, non è un ex qualsiasi. Adesso vive a Los Angeles, ed è diventato un informatore chiave per un'altra faccenda che sta facendo tremare Mosca: i presunti casi di «doping di Stato» per decine di atleti russi alle Olimpiadi invernali di Sochi di due anni fa. Le sue accuse, affidate alle pagine del New York Times, sono state bollate dal portavoce di Putin come «le calunnie di un disertore», ma di certo non hanno giocato a favore della riabilitazione dello sport russo.
Il ministro dello Sport, Vitali Mutko, cerca di metterci una pezza: «Siamo pronti a collaborare», ha dichiarato. Ma ai Giochi di Rio mancano meno di due mesi, e il Cio ha già fatto sapere di «condividere e appoggiare» pienamente la squalifica dei russi. Insomma, alla riunione in programma martedì in Svizzera il Cio non lancerà un salvagente alla federatletica di Mosca come qualcuno aveva ipotizzato. L'ultima speranza per i russi è fare ricorso alla Corte arbitrale dello sport di Losanna. Per gli atleti che possono dimostrare di non aver nulla a che fare con il presunto sistema di doping di Stato c'è però anche un'altra possibile ancora di salvezza: gareggiare sotto la bandiera olimpica. Sempre che così facendo non vengano (ingiustamente) accusati di «tradimento», come ipotizzano alcuni media russi.
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