IL CALCIO-RITO DI PASOLINI
Non tutti i giorni capita tra le mani una rivista sportiva il cui pezzo d’apertura è affidato al presidente della Repubblica. Per Euro 2016 succede anche questo. “Desports”, elegante rivista francese...
Non tutti i giorni capita tra le mani una rivista sportiva il cui pezzo d’apertura è affidato al presidente della Repubblica. Per Euro 2016 succede anche questo. “Desports”, elegante rivista francese che si presenta con lo slogan “la prima da leggere con un segnalibro”, dedica un numero speciale alla competizione che vedrà noi italiani fermare l’intero Paese, lunedì prossimo, alle ore 18, quando affronteremo la Spagna.
Un numero dedicato a 30 calciatori, raccontati da 30 grandi scrittori e da 30 fotografie, molte delle quali in un bianco e nero che ammalia. Ad introdurre il tutto, per l’appunto, un certo François Hollande... Poi, sorpresa: il primo calciatore a comparire, prima dei campioni, è Pier Paolo Pasolini. Una immagine a colori lo mostra in azione durante una partita alla periferia di Roma, su un campo spelacchiato. Era l’8 aprile 1971, PPP indossa maglietta rossa e pantaloncini blu, lo affronta un giovanotto in maglietta rossa e calzoncini bianchi. Già. Pasolini. Il 4 gennaio del 1973 lo intervista Enzo Biagi. Chiede il giornalista: «Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?». Risponde lo scrittore regista: «Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri».
Il pallone era una delle grandi passioni di Pasolini. La sua squadra del cuore, il Bologna. Scrive: «I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone (anche sei, sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora), sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone. Che domeniche allo stadio Comunale!». Scrive, ancora, l’intellettuale che come pochi ha segnato la seconda metà del secolo scorso: «Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro».
Ma il suo non è stato solo calcio parlato. Infaticabile organizzatore di partite, è stato il capitano di fascia della prima Nazionale di attori e cantanti, da lui fondata. Anni fa un prezioso libriccino, “L’ultima partita di Pasolini” di Salvatore Mugno, ha raccontato l’incontro giocato da Pasolini, a Trapani, il 4 maggio del 1975, domenica. Incontro di beneficenza tra attori e giornalisti, cinquemila spettatori, moltissime donne: il “calciatore” più atteso era il fascinoso Franco Gasparri, all’epoca divo incontrastato dei fotoromanzi. Ma Gasparri non arriva e nemmeno il comico Franco Franchi e il cantante Gianni Nazzaro. Il protagonista diventa così Pasolini che, pochi mesi dopo, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, muore assassinato ad Ostia. Qualche giorno dopo la sua Nazionale doveva disputare un incontro a Palermo contro una squadra di vecchie glorie locali. Una partita mai disputata.
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