«L’equilibrio è la forza del mio Tore»
Adriano, papà di Sirigu, racconta dalla Caletta le emozioni per l’esordio del figlio
SINISCOLA. Teneva la borsa in perfetto ordine con la biancheria ben riposta al suo interno e gli scarpini lucidi, Salvatore Sirigu, già da quando militava nelle giovanili di La Caletta, Posada, Siniscola e Puri e Forti, facendo da subito intuire la sua dedizione e l’amore per il calcio, che oggi lo vede protagonista nel più importante palcoscenico continentale.
E’ l’unico sardo agli Europei francesi nella rosa azzura targata Antonio Conte (così come nei Mondiali in Brasile dell’era Cesare Prandelli), è sceso in campo da titolare nella partita di mecoledì contro l’Irlanda, persa per 1-0 dagli azzurri, dove il portiere de La Caletta è stato chiamato in causa in più di una occasione, capitolando a 6 minuti dal termine della partita su un colpo di testa ravvicinato di Brady.
Risultato che comunque nulla toglie al passaggio del turno dell’Italia, già acquisito grazie alle vittorie su Belgio e Svezia. «Ho sentito Salvatore per messaggio al termine della partita – dice il padre Adriano, che a Siniscola è proprietario di una rivendita edile mentre la madre Paola è un’insegnante –, era un po’ rammaricato per il risultato, ma credo che, al di là di questo, abbia interpretato al meglio la gara, con quella determinazione che sono riuscito a leggere nei suoi occhi».
Il percorso del vice di Gigi Buffon, prima della sua consacrazione, ha fatto tappa a Venezia, prima di approdare a Palermo, con due prestiti alla Cremonese e all’Ancona, poi il ritorno in Sicilia e la definitiva consacrazione con l’approdo a Parigi dove è legato ad un contratto fino al 2018 col Paris Saint Germain.
«Salvatore è il secondo dei miei quattro figli – continua il padre Adriano – è stato sempre un ragazzo determinato, con la giusta maturità sin da quando all’età di 15 anni decidemmo in famiglia di assecondare e supportare il suo amore per il calcio, lasciandolo andare via di casa. Il suo equilibro credo sia la sua grande forza, non ama la ribalta nei momenti di gloria e non conosce lo sconforto in quelli più difficili. A Parigi ha saputo farsi amare – prosegue il padre del portierone isolano – per il suo carattere e le sue qualità sportive, da vero professionista, anche in questa stagione dove non ha trovato molto spazio».
E sulle voci di mercato che in questi giorni si susseguono su un suo probabile trasferimento lontano dall’ombra della Torre Eiffel, il padre Adriano cala un velo prottettivo sul prossimo futuro di Salvatore Sirigu, il quale, col suo carattere schivo, non si concede distrazioni che non siano prettamente connesse all’attuale obiettivo: dare il massimo in questo Europeo. «Tutto verrà valutato a bocce ferme, quando il torneo continentale finirà. Al momento opportuno – dice Adriano – se mi sarà chiesto, gli darò i miei consigli come ho sempre fatto, ma son sicuro che farà con la massima autonimia la scelta giusta per il proprio futuro».
Dagli occhi blu di Adriano Sirigu traspare quella semplicità che ben misura l’orgoglio nel raccontare di un figlio arrivato in Nazionale da un piccolo centro di 2mila anime bagnato da un’acqua cristallina e nel quale lo stesso Salvatore con piacere ritorna appena possibile dai familiari e gli amici mai dimenticati. «Salvatore ha con umiltà intrapreso il suo percorso – conclude Adriano Sirigu –, così come i suoi tre fratelli, due maschi e una femmina, dei quali vado fiero in egual misura». Il prossimo obiettivo è superare la Spagna lunedì. Anche dalla panchina Tore farà sentire il suo apporto.
Homar Farina
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