«Da quando sono qui sogno l’esordio in serie A»
Federico Melchiorri lavora per recuperare dal grave infortunio: «Sarò a Pejo già da domenica»
CAGLIARI. «Uscire così fa male, ma è il calcio. Comunque, lasciamo gli Europei a testa alta». Federico Melchiorri, gladiatore d'area e tifosissimo degli azzurri. «Sì, ho visto le partite dell'Italia e ne ho perso poche delle altre: il rammarico di essere stati battuti dalla Germania ai rigori è enorme».
Il torneo delle migliori d'Europa e il suo Cagliari, rottura e ricostruzione del legamento crociato del ginocchio destro: il bomber di Macerata, classe '87, è fiducioso e mostra l'umiltà e la caparbietà di chi vuole scrivere un altro pezzo di storia rossoblù. Adorato dai tifosi per la tecnica e la potenza unita a una generosità mostruosa, Melchiorri ha rinnovato con il club di Giulini fino al 2020. Villetta con giardino ("Per Maia, il nostro meticcio"), tempo e passioni condivise con la fidanzata Camilla, un obiettivo chiaro: «Esserci alla prima di campionato, sarebbe la prima in A, cullo questo pensiero da appena mi sono legato al Cagliari. Sabato sarò a Linate con i compagni per proseguire a Pejo. Farò quello che fa il gruppo, meno le partitelle per evitare i contrasti».
Come procede la riabilitazione?
«Con i tempi giusti, forse sono leggermente avanti. Con il preparatore Gianfranco Ibba lavoro in piscina, palestra e spiaggia. Il tono muscolare migliora e stiamo accelerando. Al debutto voglio essere a disposizione».
Qual è la preoccupazione?
«Nessuna. Tre settimane fa il professor Mariani mi ha dato il via libera. Giovedì a Villa Stuart ho la visita di controllo. Farò i test, forse una risonanza. Sento di essere sulla strada giusta».
Melchiorri uguale Ibra della B. Ma la A è un'altra storia.
«Magari somigliassi a Ibrahimovic. Quel che conta è essere pronti per la A. Non vedo l'ora e spero di essere all'altezza. Da ragazzo seguivo campioni come Roby Baggio e Del Piero. Col tempo ho capito che erano un'altra cosa».
Passo indietro. La B vinta con i record. Il ricordo?
«Intanto, i dubbi che qualcuno cercava di metterci dentro la testa non ci sono mai stati. Solo voci che sono svanite presto: eravamo concentratissimi e il risultati l'hanno dimostrato. Siamo sempre stati primi e le tre partite perse in casa sono state un calo normale di un grande gruppoA.
Il flash back personale?
«Il gol al Bari. Era un periodo che non segnavo, sentivo un po' di pressione, è stata una liberazione. Poi, ho goduto al San Nicola: in tribuna, con il presidente Giulini e gli altri. Alla rete di Cerri, siamo esplosi: a Bari abbiamo giocato una partita perfetta».
Un successo del gruppo e di Rastelli. O no?
«Il mister è stato bravissimo. Ho sempre detto che il problema non sarebbe stato giocare bene o segnare, ma tenere lo spogliatoio saldo: è stato eccezionale nel tenerci uniti sia nelle difficoltà, sia evitando di farci montare la testa nei momenti buoni».
Bruno Alves, Padoin, Ionita e Pajac: che voto dà ai neo acquisti?
«Confermano l'idea che ho da tempo: la società è ambiziosa, vuole fare bene. Arrivano figure di esperienza per darci una grande mano».
Forse prendono anche una punta navigata.
«Ben venga chiunque possa rinforzarci. Non vedo l'ora di avere concorrenza: il reparto è forte, e non solo per il record dei 78 gol fatti in B. Gli stimoli non mancheranno».
La salvezza è l'obiettivo?
«Sì, sono arrivato in A e voglio rimanerci a lungo. Partiamo e poi vediamo. Non faccio pronostici, anche con una rosa competitiva va atteso il responso del campo».
Mario Frongia
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