Voglio il Cagliari in Europa e uno stadio da favola
Il presidente rossoblù Tommaso Giulini si confessa a trecentosessanta gradi «Mi sento sardo d’adozione e sono ambizioso, ma non perdo di vista la realtà»
INVIATO A CAGLIARI. Ambizioso ma senza puzza sotto il naso. Concreto negli affari e nella vita di tutti i giorni. Cresciuto in una famiglia che ha sempre messo al primo posto i valori morali e la cultura del lavoro, attraverso il quale è diventato un imprenditore di successo. Un piccolo ritratto (quasi un'istantanea) di Tommaso Giulini, da poco più di due anni presidente del Cagliari. 39 anni, con una passione per il calcio che ha ereditato da suo padre. Un milanese innamorato della Sardegna e delle sue tradizioni, convinto che in una terra da sempre abituata a soffrire si possono fare cose importanti.
E' tornato in pace con sé stesso dopo aver riportato il Cagliari in serie A?
«Sì. Abbiamo disputato un bellissimo campionato, ricreato l'entusiasmo che la retrocessione aveva fatto venire meno. E' stata la prima volta che abbiamo vinto il torneo di serie B. Sono soddisfatto».
Che anno è stato?
«Mi sono dedicato al calcio anima e corpo. Da subito abbiamo lavorato per riprenderci quello che avevamo appena perso. Un progetto mirato, curato in ogni dettaglio. Siamo partiti bene ed è stato fondamentale. Non ho mai avuto dubbi sulla promozione».
Nemmeno per un momento ha pensato: chi me l'ha fatto fare ad acquistare il Cagliari?
«Con la memoria non voglio tornare a maggio scorso. Sono stati giorni tristi, difficili, complicati. Per fortuna ho una bella famiglia, è stata un rifugio. Mi ha dato la forza e il coraggio di ricominciare. E stato importante prendere subito Capozucca al quale o affidato una missione: costruire una squadra per tornare subito in A. Scelto l’allenatore, abbiamo pensato ai giocatori. È stato fatto un gran bel lavoro»
A proposito di Rastelli, ha letto le sue dichiarazioni nelle quali diceva: allenare il Napoli in futuro per me sarebbe un sogno. Ai tifosi non sono piaciute, a lei?
«Avere aspirazioni è legittimo, anche se lui guida già la squadra più bella del mondo. Scherzi a parte, Massimo è un vincente, un tecnico preparato che cura ogni dettaglio».
Ma le ha dato fastidio o no?
«Come tifoso del Cagliari un po' sì ma non facciamo ragionamenti strumentali».
Con il tecnico e il direttore sportivo siete in sintonia su tutto?
«Al termine della stagione ci siamo confrontati. Ed è stato giusto farlo per capire se ci eravamo trovati bene insieme, se condividevamo sempre gli stessi obiettivi. Abbiamo deciso di andare avanti con un entusiasmo ancora maggiore».
Non avete mai litigato?
«Col mister abbiamo sempre avuto la stessa linea di pensiero. Il direttore è una persona che ha tanta esperienza, con lui c'è un dialogo continuo. Può capitare di vedere le cose in modo diverso, ma è bello confrontarsi con chi conosce benissimo questo mondo e può aiutare un presidente giovane come me».
Lei ha pronunciato più volte la parola entusiasmo, ai tifosi non è mai mancato, nemmeno dopo la retrocessione.
«Hanno saputo riconoscere il nostro lavoro, fatto a trecentossessanta gradi. Ammetto che non me lo aspettavo ed è stata una bellissima sorpresa. Non immagina quanta carica mi ha trasmesso sapere che chi ama il Cagliari ci era vicino nonostante i risultati sportivi non fossero stati brillanti».
La serie A: primo obiettivo è non soffrire?
«Esatto. Teniamo i piedi per terra. Abbiamo imparato molto dagli errori commessi».
Ci racconta come ha convinto Bruno Alves ad accettare il Cagliari?
«Lui e Storari sono calciatori di grande personalità. Bruno vuol chiudere la carriera da leader e aveva voglia e curiosità di fare un'esperienza in Italia. Gli ho solo detto: te la senti ancora di combattere? Lui mi ha risposto così: sarò il vostro primo alleato per raggiungere gli obiettivi che vi proponete per i prossimi due anni. E' stato sufficiente uno sguardo e ci siamo stretti la mano».
Di Natale, Cassano Ronaldinho, Pirlo. Quanti campioni a fine carriera accostati al Cagliari.
«Tutte invenzioni. Il mercato fa scatenare la fantasia. Sono giocatori che non abbiamo mai cercato. Certo, mi piacerebbe capire come vengono fuori queste non notizie».
Un ex allenatore del Cagliari, Giampiero Ventura, nuovo ct azzurro. Le fa piacere?
«Sì. E' un amico di mio fratello Paolo, ma è soprattutto un insegnante di calcio. Meritava questa soddisfazione. Non sarà facile raccogliere il testimone da Antonio Conte, ma Ventura è un tecnico che ha una grande preparazione».
Parliamo del nuovo stadio. il sindaco Massimo Zedda è stato confermato, crescono le speranze che l'impianto venga costruito nei tempi da voi indicati?
«Ce lo auguriamo. Credo che questo sarà l'ultimo campionato che disputeremo al Sant'Elia. Noi vogliamo restare in città e gli spazi per realizzare uno stadio temporaneo che possa ospitarci per il periodo necessario ci sono tutti. Spero che nell'anno del centenario venga aperta la nuova casa del Cagliari.
Come se lo immagina il Cagliari del futuro?
«Vorrei una squadra con la stessa fame della Juventus di Conte o di questa Nazionale. Sul fronte societario, abbiamo tanti progetti ma tutto passa per il nuovo stadio, è un passo fondamentale».
Concludiamo col mercato: Alves, Padoin, Ionita, Pajac. Ci saranno altre sorprese?
«Può darsi. Noi siamo vigili e abbiamo le idee chiarissime».
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