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GUGLIELMO TELL ALIAS VENTURA

GUGLIELMO TELL ALIAS VENTURA

A Giampiero Ventura, dal 19 luglio ufficialmente ct della Nazionale italiana, lo raccomandiamo caldamente. Intanto perché è lettura appassionante come poche, su un tema che nelle ore seguite alla...

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A Giampiero Ventura, dal 19 luglio ufficialmente ct della Nazionale italiana, lo raccomandiamo caldamente. Intanto perché è lettura appassionante come poche, su un tema che nelle ore seguite alla sconfitta azzurra contro i tedeschi ha trasformato in grandi esperti sui rigori legioni intere di tifosi, la gran parte pantofolai, non pochi con la pancia da birra, taluni che al solo tendere la gamba per calciare un pallone sarebbero seduta stante da ricovero per strappi e stiramenti. Fa niente. La selvaggia bellezza del calcio è anche questo: potersi ergere a giudici inflessibili di chi ha osato sbagliare un calcio di rigore. Per questo Ventura deve cercare una copia di “Undici metri” dell’inglese Ben Lyttleton, giornalista di fama europea nonché direttore di Soccernomics, agenzia di consulenza che lavora con le più importanti squadre di calcio del mondo. Il suo libro sull’arte e sulla psicologia del calcio di rigore è un gioiello. Certo, l’occhiata alla tabella 1 - siamo al capitolo “malattia inglese”, ché con i rigori per l’Inghilterra è sempre stato, o quasi, Brexit - ci avrebbe forse preparato a quel che è successo.

Cosa ha scoperto Lyttleton? Ha preso in considerazione Mondiali, Europei e Coppa America e i dati delle principali nazionali che avessero partecipato - prima di Euro 2016 - ad almeno dieci partite ufficiali decise ai calci di rigore. Bene: la Germania ha trasformato 26 rigori e ne ha falliti 2, 93% di media, 83% di vittorie. L’Italia ne ha sì segnati 30 ma ne ha sbagliati 12 e la percentuale di vittorie è stata del 38%. Peggio di noi, Olanda e, ovviamente, Inghilterra (23 rigori, 12 sbagliati, 14% di vittorie). Sì, a futura memoria è bene che Ventura legga il libro e mediti un poco. Magari ascoltando Shad Forsythe, un preparatore atletico americano che conosce assai bene la psicologia teutonica. Ha collaborato con i tedeschi e nel 2010, durante i Mondiali, Joachim Löw gli lasciò il compito di tenere il discorso finale negli spogliatoi prima che i giocatori scendessero in campo. Non ha dubbi, il nostro. I rigori sono per il 90% psicologia e per il 10% abilità fisiche. «A me tocca - dice - far sì che il 10% faccia funzionare il restante 90%». E così si scopre che la nazionale tedesca ha passato anche una giornata ad allenarsi nel tiro con l’arco per migliorare la padronanza del corpo e la comunicazione tra occhio e mano. «Il tiro con l’arco è come un rigore: hai solo un tentativo». Parola di Forsythe, ovviamente. Insomma, Ventura alla Guglielmo Tell, per cominciare. Sapendo che tutto può accadere.

Lo sa bene Martin Palermo, il mitico Titan del Boca Juniors. Il 3 luglio 1999 la Colombia batte l’Argentina 3 a 0, Coppa America. In quella partita Palermo sbaglia tre rigori. Il secondo e il terzo li calcia contro la volontà dell’allenatore, “El loco” Bielsa, che negli spogliatoi a momenti sbrana il suo attaccante. Eppure, ammonisce Lyttleton, il rigore è calcio nella sua forma più pura: calciatore, portiere e palla. Nient’altro. Però non ditelo a Zaza e Pellè. Non ora.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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