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Fabio Aru riparte sereno: «Il Tour è ancora lungo»

Fabio Aru riparte sereno: «Il Tour è ancora lungo»

Dopo il primo giorno di riposo, si torna a pedalare con una tappa per i velocisti. La seconda settimana vivrà l’attacco al mitico Mont Ventoux e la cronoscalata

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ANDORRA. Dopo la grandine e il diluvio d’acqua di domenica il Tour de France si è goduto il primo meritato giorno di riposo. Ad Andorra, sede del traguardo in quota ’domato’ dall’olandese Dumoulin, si può tracciare un primo bilancio della 103esima Grande Boucle, appena passata all’esame dei Pirenei.

In maglia gialla, decisamente in anticipo rispetto ai piani, c’è il campione in carica Christopher Froome, il favorito che ha subito rotto gli indugi. Il suo primo rivale, Nairo Quintana, è quarto nella generale a 23”, preceduto dal giovane britannico Adam Yates e dell’irlandese Daniel Martin, rispettivamente a 16” e 19”. Registrato l’abbandono dello spagnolo Alberto Contador per i postumi di due cadute e la febbre, le prime nove tappe hanno lasciato il segno in casa Astana: Vincenzo Nibali, giunto in Francia dopo i fasti del Giro e per aiutare il suo capitano Fabio Aru, è uscito di classifica alla prima salita e lo scalatore sardo, tredicesimo a 1’23” da Froome, deve ringraziare proprio il siciliano se è rimasto comunque a galla. Fabio Aru ieri ha potuto tirare il fiato e cominciare a pensare alle prossime due settimane della corsa.

L’obiettivo suo e dell’Astana era quello di scollinare la prima settimana limitando i danni, per poi scoprire da esordiente ma sempre da campione, cos’è il Tour, e provare a dire la sua in particolare nella cronoscalata di venerdì, subito dopo il mitico Mont Ventoux, e nelle ultime tappe alpine. Sulla salita di Andorra lo scalatore di Villacidro ha limitato il distacco da Froome a un minuto, sostenuto dall’esperienza di Vincenzo Nibali. Ed è questa sinergia a confortare Aru, che però aspetta ancora di scoprire intorno a sé la sua squadra al top. Ma... «La corsa è ancora lunga – dice –, non sono preoccupato. Abbiamo ancora due settimane davanti».

Per il resto, oltre alle volate di Cavendish (tre, con la prima casacca gialla) e Kittel, all’impresa di Cummings, agli acuti (con leadership) di Van Avermaet e Sagan, è stato Froome a monopolizzare la scena, facendo intendere di essere l’uomo da battere. «Negli ultimi tre giorni abbiamo dimostrato di avere il team migliore ma continuo a pensare che la giornata decisiva sarà quella del Ventoux - ha spiegato il capitano del team Sky -. I rivali? Non c’è solo Quintana... Ci sono dieci corridori in un minuto: le cose saranno molto più complicate di un semplice duello a due». Ci crede anche il francese Romain Bardet, sesto a 44 secondi. Hadetto che si aspettava di più dal Team Sky. «Sono molto forti, ma mi aspettavo che lo fossero di più. Sulla salita finale, Froome è stato lasciato da solo», ha ricordato.

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