Aru: «Calma e sangue freddo, sono soddisfatto»
Il sardo ha bucato, cambiato tre bici ma ha reagito e nel finale ha guidato l’inseguimento ai primi
MONT VENTOUX. Il Cavaliere dei Quattro Mori ieri è stato sbalzato di sella. Una foratura a 60 chilometri dall’arrivo. Fabio Aru è risalito, ha rimontato trascinato dalla squadra, ha cambiato due volte bici prima che l’ammiraglia – a una ventina di chilometri dalla vetta – gli desse finalmente la sua, aggiustata, e nel finale sull’infinita salita del Mont Ventoux aveva ancora gamba per riportare il gruppetto dei migliori sulla ruota di Quintana che cercava la fuga, e per allungare nel finale a caccia di secondi preziosi della classifica dove, nonostante il pasticciaccio organizzativo, ieri lo scalatore di Villacidro ha guadagnato tre posizioni rientrando nella top ten con l’ottavo posto.
«Sì, sono successe cose incredibili, oggi, e ne sono capitate anche a me. Ho bucato in un momento molto pericoloso, quando andavamo a tutta; Fuglsang mi ha dato subito la bici e sono rientrato grazie all’aiuto dei compagni. Di tutti i ocmpagni. Sono contento, Cambiare tre volte la bici non è semplice».
Così, dopo l’arrivo della dodicesima tappa del Tour de France, il capitano dell’Astana Fabio Aru.
«Non ho visto cosa è successo a Froome, l’ho trovato a circa 700 metri dal traguardo – ha proseguito lo scalatore di Villacidro –. Dispiace, sono cose che capitano nel ciclismo, oggi lungo la salita c’era tanta gente, il tifo è bello anche per noi poi l’importante è reagire bene quando succedono certe cose. Se avevo preparato qualcosa? Mi sono preparato per mesi per il Tour poi in corsa può succedere di tutto e bisogna essere pronti a reagire, l’importante è mantenere la calma e il sangue freddo – ha proseguito mentre continuava il lavoro di scarico sui rulli –. Io oggi ho avuto diversi problemi ma ho mantenuto la calma e ho avuto sangue freddo. Agitarsi non serve, ti fa solo perdere energie. Oggi sono soddisfatto, quando c’è sintonia con la squadra come da noi tutto è più facile, ed è più facile anche anche reagire alle avversità», ha concluso Fabio Aru.
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