Basket, parla coach Federico Pasquini: «Sarà una Dinamo Sassari più solida»
Al rientro dalla Summer league di Las Vegas, la guida dei biancoblù parla del nuovo roster: «Poche scommesse, molte certezze»
SASSARI. Dieci giorni di full immersion nel basket estivo americano, una cinquantina di partite viste dal vivo e centinaia di giocatori osservati, scannerizzati e - in qualche caso - inseriti con un pallino rosso nel grande database che servirà per il futuro. Con il roster già praticamente chiuso prima di partire, Federico Pasquini è tornato ieri dalla Summer League di Las Vegas senza nessuna firma ma con il solito enorme bagaglio di conoscenze da mettere a disposizione della Dinamo. Con lui l’assistente Giacomo Baioni e il presidente Stefano Sardara, che era rientrato in Sardegna da qualche giorno.
Coach Pasquini, com’è andata in Nevada?
«Direi molto bene. Ci eravamo già portati molto avanti con il mercato e questo ci ha permesso di concentrarci sulle partite. Abbiamo trascorso 9-10 ore al giorno a guardare basket e questo è molto importante. Durante l’anno studiamo i video dei giocatori, ma vederli in azione a occhio nudo è diverso, riesci a valutarli in un’altra prospettiva. Insomma, abbiamo fatto scouting totale in proiezione futura, una cosa molto utile».
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Come detto, a Sassari avevate lasciato il lavoro fatto. Con undici dodicesimi di roster già “firmati”, è soddisfatto della prima Dinamo fatta per lei?
«Direi di sì. Siamo riusciti a costruire una squadra più pesante di quelle del passato nel ruolo di cinque e con un tre come Carter in grado di aprire il campo ed essere pericoloso dal perimetro. Johnson-Odom e Lacey ci garantiscono l’ intercambiabilità tra l’uno e il due, un elemento che ritengo fondamentale per dare punti di riferimento agli avversari, così come l’idea di avere tiratori in tutti i ruoli dal play all’ala forte. In più c’è un quattro di raccordo come Savanovic, che era proprio ciò che cercavamo».
L’ultimo arrivato, Olaseni, sembra la scommessa più grossa. Torna alla mente la “puntata” vincente fatta due stagioni fa con Shane Lawal.
«Da un certo punto di vista è vero, anche se ha caratteristiche molto diverse rispetto a Lawal: Olaseni è un centro giovane e molto interessante. In Germania ha avuto modo di giocare in due situazioni importanti, prima in campionato e in Eurolega con Bamberg come comprimario, poi con Giessen, sempre in Bundesliga ma come protagonista. Non ha, naturalmente, la durezza mentale e l’esuberanza fisica e di gambe di Shane, ma è più tecnico e ha un buon tiro dalla media».
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Gli altri sono tutti “garantiti”?
«Lacey ha giocato un solo anno da professionista, ma ha fatto molto bene a Pesaro e poi era stato protagonista al college. Per gli altri direi di sì, sono tutti giocatori con una certa esperienza e con le giuste motivazioni».
A proposito di esperienza, Rok Stipcevic sarà a Rio per le Olimpiadi. Avete paura che torni a Sassari un po’ scarico?
«Direi proprio di no. L’anno scorso arrivò comunque più tardi di quanto non farà quest’anno con le olimpiadi. E poi stiamo parlando di un giocatore che quest’anno la mattina dopo l’eliminazione dai playoff si è presentato al palazzetto per allenarsi da solo».
Avete scelto di mandare ancora fuori a maturare i vostri giovani Marco Spissu e Francesco Pellegrino. È una bocciatura?
«Assolutamente no. Pellegrino l’abbiamo preso, ricostruito, reso competitivo in allenamento e rimesso sul campo. Ora a Ferrara avrà la possibilità di fare una stagione intera e di dimostrare che è pronto». Spissu invece è ancora al palo.
«Marco in questi anni ha compiuto diversi passi avanti, partendo dalle categorie inferiori e facendo sempre molto bene. Noi vogliamo che torni a Sassari per fare il secondo play con noi in serie A, e per questo ha bisogno di un ultimo step, giocando in un contesto in cui abbia concorrenza. In questi giorni firmerà con la nuova squadra».
Il discorso Eurocup è ormai alle spalle. Reggio Emilia ha scelto di non fare neppure la Champions league Fiba. La Dinamo che intenzioni ha?
«Noi abbiamo invece tutte le intenzioni di partecipare a una coppa europea. Per tanti motivi: prima di tutto il fatto che da cinque anni ormai ci siamo costruiti uno status di club europeo che intendiamo conservare. Si tratta di esperienza formanti che tornano utili a tutti i livelli, senza contare il fatto che partecipare alle competizioni continentali ti garantisce un appeal importante a livello europeo. Oggi non voglio neppure pensare alla possibilità di essere fuori dai giochi».
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