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«Era vero doping di Stato» La Russia rischia i Giochi

«Era vero doping di Stato» La Russia rischia i Giochi

Un rapporto inchioda dirigenti sportivi, ministri, politici e servizi di sicurezza La Wada chiede l’esclusione in tutte le discipline. Oggi si pronuncia il Cio

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ROMA. Lo sport mondiale sull'orlo di una crisi epocale. Da nuova guerra fredda. L'agenzia mondiale antidoping pubblica un rapporto choc sul 'doping di Stato’ di Mosca tra 2010 e 2015 e chiede l'esclusione di tutti gli atleti russi da Rio 2016; Bach annuncia sanzioni durissime del Cio per oggi, lasciando capire che il bando arriverà. E Putin, pronto a sospendere il ministro dello sport Mutko, contrattacca con uno scenario da boicottaggio: «Il movimento olimpico rischia una nuova scissione», dice il presidente russo evocando il boicottaggio di Mosca '80 da parte degli occidentali e il controboicottaggio di Los Angeles 84.

È un rapporto che inchioda la Russia, la relazione del consulente dell'agenzia mondiale antidoping, l'avvocato canadese, e professore di diritto sportivo, Richard McLaren: stabilisce che quello attuato in Russia era un vero e proprio programma di 'doping di Stato’, con la collaborazione dei vertici del ministero dello sport e dei servizi segreti. Più ampio della sola Sochi, più vasto dell'atletica già esclusa da Rio. Ma ora il bando, secondo quanto ha chiesto la Wada al Cio, deve essere esteso «a tutti i team della Russia» e anche ai suoi «dirigenti e funzionari governativi».

A questo punto tutto indica che, dopo l'esecutivo in teleconferenza del Cio di oggi, la Russia verrà esclusa totalmente (e non solo nell'atletica) dai Giochi di Rio 2016, come avevano chiesto dieci agenzie nazionali antidoping, tra le quali quelle di Usa, Canada, Germania, Giappone, Svizzera, Norvegia, Spagna e Nuova Zelanda.

Secondo Bach, ciò che emerge dal rapporto di McLaren è «un inedito e scioccante attacco all'integrità dello sport e dei Giochi Olimpici», così fa capire che le sanzioni saranno inevitabili, nonostante all'Olimpiade carioca manchino poco più di due settimane. Il programma di somministrazione di sostanze proibite è andato avanti perlomeno dai Giochi invernali di Vancouver 2010 al 2015, coinvolgendo tutti gli sport e 312 atleti. Molti di loro, per ordini 'dall'alto’, mettevano da parte urina pulita nei periodi di 'disintossicazione’, per creare una vera e propria banca di urina pulita poi congelata per essere utilizzata quando serviva. Invece gli agenti dell'ex Kgb provvedevano, come in occasione dei controlli di Sochi 2014, a manomettere i flaconi svitando i tappi delle provette senza lasciare tracce. A capo di questo sistema perverso c'era il ministero dello sport di Mosca, con la collaborazione dei servizi di sicurezza (l'Fsb, ex Kgb) e del centro nazionale di preparazione del Team Russia. Come dire, una conferma delle denunce dell'ex direttore del laboratorio antidoping russo, Grigory Rodchenkov, fuggito negli Usa dopo la morte in circostanze poco chiare di due colleghi. Mosca uscirà dai cinque cerchi olimpici per Rio, ma Putin promette battaglia, con uno slogan paradossale: «Basta sovrapporre lo sport alla politica».

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