Ionita, un bravo ragazzo che in campo diventa leone
Il centrocampista moldavo rivela: «Umiltà e lavoro le mie parole d’ordine» E dei tifosi dice: «Il loro entusiasmo è contagioso, spero di farmi apprezzare»
La faccia è quella di un bravo ragazzo. Ma quando è in campo Artur Ionita diventa duro, determinato, se serve anche "cattivo". Il centrocampista moldavo del Cagliari spiega il suo sì al trasferimento in Sardegna. «Non ci ho pensato molto. Quando il presidente e il direttore mi hanno parlato del progetto, ho realizzato in pochi secondi che questa era la scelta giusta. I primi dieci giorni di ritiro lo hanno confermato». Sono felice di essere qui».
Il gruppo lo ha accolto a braccia aperte. «Siamo uniti e tutti con la giusta fame per disputare un bel campionato. Aver trovato dei compagni di squadra così disponibili ha stimolato le mie motivazioni. L’obiettivo è aiutare il Cagliari, lavorare per diventare un calciatore importante e dare il massimo per centrare la salvezza senza soffrire. Sappiamo che arriveranno altri giocatori, non avranno difficoltà ad ambientarsi» .
A Verona Ionita era un beniamino della tifoseria. Soprattutto per la generosità e per la determinazione con la quale affronta le partite. «Farò la stessa cosa qui - spiega - e spero di farmi apprezzare dai tifosi rossoblù. Quando ero all'Hellas, in Moldavia in tanti facevano i tifo per me e guardavano le partite, sono certo che succederà la stessa cosa adesso che indosso la magliettadi colore rossoblù».
Mister Rastelli lo incita, è prodigo di consigli nei suoi confronti. «Mi ha spiegato che cosa vuole che faccia ed io sono a disposizione. Nel Verona giocavo a destra ma occupare l'altra fascia non mi crea nessun problema. Il modulo è quello che adottavano anche Mandorlini e Del Neri, quindi conosco i movimenti e so come muovermi in fase di possesso palla e quando il pallone ce l'hanno gli avversari».
I compagni gli hanno parlato di Cagliari, città che non conosce. «Ma è una città di mare che a me piace moltissimo - dice Artur -. Amo fare lunghe passeggiate sentendo il rumore delle onde, è il mio hobby preferito. L'altro è guardare la tv, soprattutto i film. Non ho tempo per altre cose, la mia giornata è soprattutto allenamenti e stare a casa». Con i compagni ha subito fatto amicizia, soprattutto con Gianni Munari. «È un ragazzo che sa farsi volere bene - aggiunge Ionita -. E' positivo, sa scherzare, trasmette allegria e ti mette di buonumore. Anche con gli altri va tutto bene ma con Gianni ancora di più». Lavoro è umiltà. Sono concetti dai quali il centrocampista moldavo non prescinde. «Perché me li ha insegnati mio padre - svela - e mi ripete sempre di stare con i piedi per terra. Io seguo i suoi consigli, li metto in pratica e ho sempre avuto dei benefici. A me piace parlare poco, non amo particolarmente le interviste, so che ogni tanto bisogna farle. Mi piace di più parlare sul campo, segnalarmi perché gioco bene e aiuto la squadra a vincere le partite».Ionita fa un accenno al calcio del suo Paese con un po' di malinconia. «Ci sono delle difficoltà perché mancano gli investitori. Eppure abbiamo dei giocatori interessanti che secondo me in Europa potrebbero fare molto bene. Alcuni sono riusciti a mettersi in luce, altri spero ci riescano presto».
L'ex Verona è rimasto colpito dall'affetto dei tifosi nel ritiro di Pejo. «Davvero incredibile e molto bello - conclude -. I compagni mi hanno detto che i nostri supporter sono calorosi, sono vicini alla squadra e ci aiuteranno tantissimo in una stagione difficile. Sentire il calore dei sostenitori di fa moltiplicare le energie. Qui a Pejo ho visto tante persone che sono arrivate dall’isola per seguirci, meritano applausi da parte nostra. Sono curioso di scoprire l’affetto dei nostri tifosi durante le prime amichevoli che giocheremo in Sardegna».
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