Putin difende il ministro Mutko e intanto attacca Rodchenkov
MOSCA. Se qualcuno pensava che Vladimir Putin potesse silurare il suo ministro dello Sport evidentemente si sbagliava. Vitali Mutko, fido alleato dello zar, non sarà colpito dalla presunta purga...
MOSCA. Se qualcuno pensava che Vladimir Putin potesse silurare il suo ministro dello Sport evidentemente si sbagliava. Vitali Mutko, fido alleato dello zar, non sarà colpito dalla presunta purga promessa dal presidente russo. Di fronte al rapporto Wada che accusa Mosca di aver messo in piedi un colossale sistema di doping di Stato, il Cremlino segue il copione che lo vuole vittima di un complotto internazionale e denuncia una «pericolosa commistione tra sport e politica». Stando alla versione di Mosca, il colpevole numero uno è ovviamente Washington.
Dopo la pubblicazione del rapporto, Putin ha annunciato la sospensione temporanea dai loro incarichi di tutti i dirigenti pubblici accusati dalla Wada di essere coinvolti nello scandalo. Nella rete sono finiti il vice ministro Iuri Nagornykh, il vice direttore del dipartimento Scienza e Istruzione del ministero dello Sport Avak Abalian, il vice direttore del Centro di preparazione sportiva delle squadre nazionali Irina Rodionova, l'ex vice capo del laboratorio antidoping di Mosca Iuri Cizhov, persino la consigliera di Mutko per l'antidoping Natalia Zhelanova.
Mutko però no, lui non si tocca. «Non figura nel rapporto come persona coinvolta direttamente», ha spiegato il portavoce del Cremlino. In realtà le cose non stanno esattamente così: il ministro legato a Putin dai tempi di San Pietroburgo nel documento compare come colui che ha ordinato di “salvare” un calciatore dai controlli antidoping. E siccome Mutko è anche presidente della Federcalcio russa e a capo del comitato locale per l’organizzazione dei Mondiali del 2018, non si tratta di accuse di poco conto. Non per niente la Fifa ha deciso di esaminare gli elementi a suo carico.
A Mosca, insomma, mettono in dubbio la veridicità del rapporto. Già ieri Putin aveva denunciato che «le accuse agli atleti russi si basano sulle deposizioni di un solo uomo, dalla reputazione scandalosa»: il riferimento è all’ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca, Grigory Rodchenkov, che in un'intervista al New York Times ha confessato di aver aiutato a doparsi decine di atleti di concerto con il ministero dello Sport e col sostegno dei servizi segreti russi.
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