Per una «A» ad alta quota il Cagliari riparte da Aritzo
Dopo Pejo scatta domani la seconda parte della preparazione precampionato A stretto contatto con i tifosi isolani il primo obiettivo è cementare il gruppo
CAGLIARI. Dalla Val di Sole del Trentino alla Barbagia. Da domani ad Aritzo il Cagliari riabbraccia territorio, tifosi, appassionati. Un dettaglio? Affatto. La trionfale conquista della serie B è partita nel luglio 2015 proprio dalla municipalità guidata da Gualtiero Mameli. Impossibile non tornare nella culla del successo.
Tommaso Giulini non ha dubbi: «Abbiamo respirato l'aria giusta per ripartire al meglio. Aritzo è ideale per lavorare con i tempi e le motivazioni giuste». Tutto ok in quota. Pejo, polenta e seggiovie al seguito. Ma adesso c'è da cementare e annettere umori positivi, sportivi e no. La serie A, specie al rientro, ha da sempre un qualcosa di subliminale: la squadra dei sardi - tutti, da Villasimius a Palau - deve avvicinare le passioni dei supporter. Coltivare - dalla Primavera itinerante in mezza Sardegna alle 30 società affiliate più il camp di Alghero e l'intesa con l'Olbia di Marino - un tifo che va coinvolto e preso per mano.
Certo, senza risultati non si va da nessuna parte. E occorre un organico che abbatta steccati e fantasmi, per limitare le sofferenze. Ma soprattutto nei passaggi difficili quel che conta - conoscendo le altalenanti emozioni dei tifosi cagliaritani, stregabili oltremodo dai risultati - è un sostegno serio, onesto, insindacabile.
Il Cagliari che torna nell'isola e incrocia la tifoseria nella Cortina d'Ampezzo sarda, ha le carte in regola per regalare un sogno. La salvezza, innanzi tutto. Poi, si vedrà. Ma quel che serve è un seguito prezioso e continuo. Su questo punto, anche un campano nato a pizza e pallone tra Castellamare di Stabia e Pompei, come Massimo Rastelli, non ha dubbi: «Ad Aritzo l'estate scorsa abbiamo costruito il Cagliari che si è poi preso la B. Siamo stati molto bene, dalle strutture all'accoglienza: una miscela basilare per i ragazzi».
Pallone&Sardità. Cagliari e territorio, aziende e sinergie che producono utili, posti di lavoro, visibilità mediatica oltre Tirreno. Il marketing rossoblù ha messo a segno un altro colpo da 90: è di ieri l'accordo con la birra Ichnusa. "La bionda dei sardi" si unisce alle imprese che hanno affiancato proficuamente il club di Giulini. "La partnership tra noi e l'Ichnusa è naturale: rappresentiamo un'isola, condividiamo gli stessi valori e la passione in ciò che facciamo" dice Mario Passetti, a capo del commerciale rossoblù. L'ok prevede il brand dell'azienda - che fa capo al colosso Heineken, fin dal 1986 attento a preservare i valori etnici della birra prodotta a Macchiareddu con centinaia di dipendenti locali - sulle maglie di Melchiorri e compagni per tre anni.
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