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I 100 anni di storia sarda ai Giochi: dall’oro di Loy alle speranze di Rio

di Enrico Gaviano
Il pugile Fernando Atzori sul gradino più alto del podio a Tokyo 1964
Il pugile Fernando Atzori sul gradino più alto del podio a Tokyo 1964

Il ginnasta di Cagliari conquistò il successo nel concorso di ginnastica a squadre a Stoccolma nel 1912 Sono 63 gli atleti isolani che hanno avuto l’onore di essere chiamati a rapppresentare l’Italia

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SASSARI. Sardegna e Olimpiadi, una storia lunga 104 anni. L’anno zero dell’isola a cinque cerchi è infatti il 1912, Giochi di Stoccolma,con la partecipazione del primo sardo: Francesco Loy, ginnasta cagliaritano che vince l’oro nel concorso a squadre. L’inizio di una storia in cui i protagonisti sono 63 atleti nati in Sardegna è che hanno rappresentato nel bene e nel male il nostro sport nella rassegna più importante. Da sottolineare, intanto, che da quel lontanissimo 1912, ai Giochi c’è sempre stato almeno un rappresentante della Sardegna, con la sola eccezione dei giochi del 1928 ad Amsterdam. Loy vince la medaglia con una squadra forte, guidata da Alberto Braglia, modenese leggenda della ginnastica azzurra di tutti i tempi. Poi va in guerra, con la Brigata Sassari, viene anche decorato. Ritorna allo sport nel 1920 ad Anversa (i Giochi non si disputarono nel 1916 a causa della Grande Guerra). E in Belgio Loy vince ancora l’oro a squadre, accompagnato da un altro cagliaritano e amsicorino, Michele Mastromarino. Un antipasto fantastico: 3 ori in due edizioni delle Olimpiadi. Ma le cose non andranno più bene così, almeno sino al 1964, Tokyo.

Intanto nel 1924, a Parigi, c’è l’esordio del primo sassarese alle Olimpiadi. Si tratta del giavellottista della Torres Carlo Clemente. Atleta fortissimo, primatista italiano, soccombe però subito nelle eliminatorie. Saltata l’edizione del 1928, i sardi si presentano in forze nel 1932 a Los Angeles, dove arriva ancora una medaglia, stavolta di bronzo, grazie al canottiere di Santulussurgiu Francesco Cossu, che fa parte dell’equipaggio del 4 senza. Meno fortunati il pugile cagliaritano Vito Melis, fuori al secondo turno, e il marciatore Franco Pretti, costretto al ritiro. La medaglia, stavolta d’argento, arriva anche ai Giochi del 1936 di Berlino, in cui si celebrano anche i fasti del nazismo. E proprio per accontentare la fame populista del Terzo Reich, che i giudici rubano letteralmente l’oro al peso mosca Gavino Matta, torresino che va avanti alla grande battendo 4 pugili in scioltezza. In finale c’è un tedesco dal cognome altisonante Willi Kaiser, che ai punti perde contro lo scatenato sassarese. Ma i giudici ribaltano l’esito assegnando inopinatamente l’oro al tedesco. Matta si rifarà qualche anno dopo battendo il rivale e impartendogli una dura lezione, ma quell’oro, purtroppo, non potrà mai tornare indietro. Negli stessi Giochi, c’è anche il cavaliere Renzo Bonivento, quindicesimo nel concorso a ostacoli. Si salta quindi, dopo la Guerra, al 1948. A Londra i sardi sono tre, e le medaglie due. Una di bronzo per il mitico Tonino Siddi, velocista sassarese che arriva terzo con la staffetta 4x100. Per la verità a Siddi e compagni (Monti, Perucconi e Tito) viene dato l’argento per la squalifica degli Usa, finiti primi davanti alla Gran Bretagna. Poi a premiazione avvenuta gli Usa vengono riammessi. Siddi non vorrebbe restituire la medaglia ma alla fine lo convincono. Cinque convocati ma nessuna medaglia ai Giochi di Helsinky del 1952, dove c’è il canottiere di Porto Torres Montanino Nuvoli. Quattro anni dopo, sempre nel canottaggio gareggia il fratello Salvatore Nuvoli. Con lui altri cinque atleti , fra cui il pesista nuorese Sebastiano Mannironi, che parteciperà a tre edizioni dei giochi vincendo anche il bronzo a Roma 1960. In Australia la medaglia, d’argento la acchiappa Salvatore Oppes nel salto a squadre di equitazione.

A Roma 1960 il record: 14 sardi presenti. Grazie al fatto che ben 9 atleti fanno parte della squadra di hockey su prato (8 dell’Amsicora e 1 del Cus Cagliari) . Le medaglie sono due: oltre al bronzo di Mannironi, anche quello di Tonino Oppes nel concorso a squadre di equitazione. Nel 1964 l’exploit: 5 atleti in gara e due medaglie d’oro, tuttora le ultime conquistate dai sardi. Sul gradino più alto del podio salgono il pugile di Ales Fernando Atzori (foto sopra) nei pesi mosca, e il cavaliere cagliaritano Paolo Angioni nel concorso completo a squadre.

Nel 1968 a Città del Messico la spedizione è composta da sette atleti, molti pugili e Mario Medda, pentathleta che disputerà tre Olimpiadi. Sette sardi anche a Monaco 1972, con Franco Udella che bissa senza fortuna la presenza di 4 anni prima. Si scende a 4 presenze a Montreal, con il ritorno però di un ginnasta, Angelo Zucca, mentre a Mosca ci sono solo due sarde: la quattrocentista cagliaritana Daniela Porcelli e e la cestista sassarese Nunzia Serradimigni. Anche a Los Angeles 1984 solo due sardi mentre a Seul 1988 si sale a 4, con Pietro Paolo Virdis nel calcio, e la prima oristanese della scuola di Piero Garau, la velocista Rita Angotzi. Quattro anni dopo c’è una sola atleta, la lunghista Valentina Uccheddu, proprio di Oristano. Ad Atlanta 1996 si sale a 4 presenze, con tre dell’atletica leggera (Sandro Floris, Gianni Puggioni e ancora la Uccheddu). Un solo atleta sia a Sidney , che ad Atene che a Pechino. Poi la ripresa: due a Londra e addirittura sei a Rio. Lo sport sardo è vivo e ora prova a riconquistare una medaglia dopo 52 anni.

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