Il retroscena, autogol di Oristano e Caprera: lo sport insegna altri valori
Calcio femminile, le due società sarde si sono opposte al ripescaggio dellaTorres nel campionato di serie B
SASSARI. Pocos, locos y mal unidos. Carlo V non è stato tenero coi sardi ma il suo giudizio velenoso è ancora clamorosamente vero. La conferma si può leggere tra le carte che spiegano l’esclusione della Torres dal campionato di serie B femminile 2016-17. Formalmente la squadra rossoblù dovrà restare a bordo campo per mancanza dell’anzianità richiesta per avere accesso al ripescaggio (tre anni di iscrizione negli elenchi federali). In realtà dietro il no della Federazione ci sono le pressioni dell’Associazione Nazionale Calciatori, potente sindacato di categoria e, soprattutto, l’incredibile presa di posizione delle altre due società sarde iscritte alla B nazionale: il Caprera e l’Atletico Oristano.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:sport:1.13915596:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/sport/2016/08/04/news/calcio-femminile-la-torres-esclusa-dal-prossimo-campionato-di-serie-b-1.13915596]]
I due club non si sono limitati a esprimere il loro malumore (già incomprensibile) ma hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera a Carlo Tavecchio, presidente della Figc, e Sandro Morgana, presidente del dipartimento femminile, per chiedere spiegazioni sulle voci di ripescaggio delle “cugine” sassaresi e preannunciare un ricorso al Tar in caso di accoglimento della richiesta.
Pocos, locos y molto mal unidos. Una lettera pesante e inaspettata, assolutamente priva di motivazioni e difficile da giustificare. I presidenti dell’Atletico Oristano e del Caprera scrivono che «acconsentire al ripescaggio sarebbe ingiusto e illegale (perche?) nei confronti di tutte le società e non che con dedizione e passione si impegnano e promuovono il calcio femminile». Ma in una Sardegna che è già periferia dell’impero non sarebbe stata una promozione per tutti allargare il numero delle squadre partecipanti ai campionati nazionali?
In realtà dietro il no alla Torres si nascondono altre cose e piccoli interessi di bottega. «In questi giorni – si legge ancora nella lettera – i dirigenti rossoblù non hanno fatto altro che contattare le nostre atlete cercando di convincerle con fantomatiche promesse di ingaggi, posti di lavoro, eccetera». Ebbene ammesso che sia così (ma i dirigenti della Torres smentiscono e annunciano azioni legali) dov’è il reato? E’ una colpa aver vinto sette scudetti e otto coppe Italia? E’ così disdicevole essersi costruiti un nome che nel panorama del calcio femminile non ha paragoni e ha ancora un grande potere di richiamo?
Lo sport dovrebbe insegnare altre cose. E dal pallone rosa che per anni è stato la punta di diamante anche dal punto di vista della correttezza dei rapporti, dell’impegno sociale e della solidarietà era lecito aspettarsi altre risposte. Caprera e Atletico Oristano avevano l’obbligo morale di schierarsi a favore delle “cugine” (tra l’altro avrebbero risparmiato una trasferta) o quanto meno stare zitte.
Oggi con la Torres non ha perso solo Sassari e i suoi tifosi, ma ha perso tutto il calcio sardo. Un autogol clamoroso e difficile da capire se non ritornando a Carlo V e a qual suo giudizio sprezzante ma, purtroppo, attualissimo.
Antonio Ledà
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