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La gioia di Marino: «In C per restarci»

La gioia di Marino: «In C per restarci»

Il presidente centra il primo traguardo ma guarda avanti con ottimismo

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OLBIA. Quando, un anno fa, decise di scommettere sull’Olbia in molti storsero il naso: chi è Alessandro Marino e perché proprio l’Olbia? Lui, imprenditore abruzzese con laurea alla Bocconi e il pallone nel sangue, si presentò alla città senza fare grandi promesse ma forte di un appoggio importante (quello del presidente del Cagliari Tommaso Giulini) e con un progetto molto concreto. «Riporterò i bianchi in Lega pro - promise il giorno del suo insediamento - ma sogno anche un nuovo stadio e un settore giovanile importante. Credo che in questo angolo di Sardegna ci siano le condizioni per far bene». Oggi, un anno dopo quella prima intervista, Alessandro Marino raccoglie i frutti del suo lavoro. L’Olbia ritrova il calcio professionistico e la Sardegna festeggia una nuovaa promozione dopo quella del Cagliari in serie A.

Presidente Marino si aspettava di tornare in Lega Pro già al primo anno?

«Così presto forse no. Per noi è stato un salto nel buio, però a gennaio abbiamo fatto tanti innesti e la squadra ha finito il campionato in crescendo. Siamo arrivati ai playoff dietro Torres, Grosseto e Rieti ma con il morale altissimo e la convinzione di potercela fare. E’ andata bene e adesso guardiamo avanti».

I ripescaggi sono sempre un terno al lotto, mai avuto paura di non farcela?

«La vittoria dei playoff ci ha messo in una posizione di vantaggio rispetto ad altre squadra che avevano fatto richiesta. Certo, c’era da aspettare l’ufficializzazione del format a sessanta squadre della nuova Lega pro, ma diciamo che le speranze erano concrete».

Come vive questo momento?

«Adesso non ci sono più nè se nè ma. Siamo nel calcio che conta e abbiamo il dovere di rimanerci. Sono contento perché l’Olbia manca dalla terza serie nazionale dall’ormai lontano 1978. E il nostro è un risultato di portata regionale che deve essere un motivo di orgoglio per tutto il calcio sardo».

La Lega Pro significa costi ben diversi rispetto alla serie D. Ce la farete?

«Mi auguro che tutti facciano la loro parte. E’ vero che i costi saliranno ma è anche vero che la Lega pro offre una visibilità ben diversa dalla serie D. E allora spero che anche gli introiti siamo diversi».

È un appello agli sponsor?

«Agli sponsor, alle istituzioni, ai tifosi, a chiunque può dare una mano. L’intero territorio deve mobilitarsi per difendere quello che abbiamo appena ottenuto».

Lei, in realtà, si stava muovendo da tempo.

«Sì, devo dire che abbiamo già messo le basi per costruire una squadra in grado di fare una bella figura anche nel calcio professionistico. Ci manca qualche giocatore - penso a un difensore centrale e a una punta - ma ci stiamo muovendo».

In realtà una punta l’avete persa. Le dispiace che sia andato via Giuseppe Mastinu?

«Abbiamo provato a trattenerlo ma capisco il ragazzo. Ha 25 anni e la possibilità di debuttare in serie B. Però da noi la porta è sempre aperta. Io gli avevo anche offerto la fascia di capitano...»

Presidente il suo rapporto col Cagliari?

«È fondamentale. Se vogliamo controllare i costi è indispensabile avere buoni rapporti con la società di Tommaso Giulini. È un affare per entrambi. Ed è l’unico modo per far crescere i giovani calciatori sardi».

A proposito di giovani calciatori sardi che ci dice di un certo Andrea Cossu?

«È stato uno protagonisti del campionato 2016. Ma Andrea non lo scopro io. E’ stato l’uomo squadra e continuerà a esserlo in Lega Pro».

Stadio e settore giovanile. Qual è la situazione.

«Il Nespoli è stato rimesso a norma per la Lega Pro ma è evidente che parliamo di un impianto vecchio e difficilmente ristrutturabile. Resta in piedi il progetto del nuovo stadio in località La Basa. Per il settore giovanile vale quello che dicevamo prima. È indispensabile la collaborazione con il Cagliari e con le altre società dell’isola. Credo che in Sardegna ci sia il materiale umano per far bene ma bisogna crederci. Noi lo stiamo facendo».

Antonio Ledà

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