Addio Torres: la mia dignità non ha prezzo
L’ex preparatore atletico Alessandro Masotti racconta la sua breve esperienza nel ritiro rossoblù di Fonni
SASSARI. Dopo neanche una settimana di ritiro la Torres si ritrova senza preparatore atletico. Alla vigilia della prima amichevole con una selezione nuorese Alessandro Masotti, ha fatto le valigie è ha salutato il mister e i ragazzi. «Ho capito che non ci sono le condizioni per poter fare il proprio lavoro e ho la dignità per dire basta prima che sia troppo tardi». Masotti è rientrato a Sassari e si è tolto qualche sassolino dalle scarpe.
Ci spiega perchè ha lasciato il suo incarico?
«Perchè sono stato messo nelle condizioni di lasciare. Quando Bacci mi ha chiesto di dargli una mano ho accettato con entusiamo ma è bastato poco per capire che c’erano troppi paletti per poter andare avanti con serenità».
Qualcosa sarà successa?
«Ci sono stati una serie di piccoli infortuni, abbastanza normali all’inizio della preparazione, e mi hanno trascinato sul banco degli imputati. Ma che colpa posso avere se uno dei partieri (il giovane Mirabelli) si è fatto male a un dito o se Gueli si è fermato per un calcio rimediato in un contrasto di gioco? La verità è che già dopo due o tre giorni il presidente e il vice di Bacci hanno cominciato a lamentarsi e a chiedere spiegazioni su quelli che sono normali affaticamenti muscolari. La squadra è molto giovane e, aggiungo, non è abituata a certi carichi di lavoro. Ma la colpa non è la mia. Anzi...»
Un amore durato poco.
«Io sono sassarese e torresino ed ero felice di poter dare una mano alla mia squadra. Però non si lavora cosi! Pensi che mi sono portato da casa gli apparecchi per la telemetria e i cardiofrequenzimetri. La società mi ha messo a disposizione quattri birilli e nulla di più. Ho capito subito che non c’erano le condizioni per lavorare e non l’ho nascosto. Forse la mia colpa è quella di non aver piegato la testa e ubbidito agli ordini del “patron”. Ma io sono fatto così e non sono un ragazzino».
Come ha reagito Bacci e che cosa ha detto ai giocatori?
«Ho l’impressione che Bacci sia molto imbarazzato per la situazione che si è creata, ma questo dovreste chiederlo a lui. I ragazzi mi hanno chiesto di rimanere ma io non sono un pagliaccio. Ho preso la mia decisione e non torno indietro».
Quanto è difficile lavorare con Daniele Piraino?
«Per me è diventato impossibile. Pensi che è arrivato a propormi di aspettare a dicembre per avere il contratto. Secondo lui avrei dovuto fare il preparatore senza poter scendere in campo e sedermi in panchina. E avrei anche dovuto stare zitto».
Che idea si è fatto della squadra?
«Così farà molta fatica. Non so se arriveranno rinforzi, ma la vedo molto dura».
Che cosa le lascia questa settimana torresina?
«Mi lascia la certezza che la dignità non ha prezzo. E io voglio continuare a girare a testa alta».
Antonio Ledà
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