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Argiolas: «Canoa azzurra promossa»

Argiolas: «Canoa azzurra promossa»

Il vicepresidente federale fa un primo bilancio delle regate sul bacino olimpico

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RIO DE JANEIRO. Nell'era post moderna, dove conta solo il successo, che in chiave olimpica si identifica quasi esclusivamente con una medaglia, l'ottavo posto di Carlo Tacchini nella canoa potrebbe apparire quasi un risultato da archiviare con sufficienza o addirittura come un insuccesso. Ebbene così non è. Non lo è per chi scrive che, da responsabile della delegazione italiana della Canoa Kayak Sprint, legittimamente potrebbe ergersi a difensore d'ufficio. Non lo è, ancora, per chi scrive che, in virtù del suddetto ruolo, deve analizzare nel dettaglio la prestazione per comprendere cosa ha funzionato - perché una finale olimpica non è poco - e cosa invece non ha girato per il verso giusto, considerato che il valore del canoista, per quanto visto in semifinale, poteva concretizzarsi in un 5° o 6° posto.

Iniziamo l'analisi dagli aspetti positivi, anche perché cronologicamente precedono quelli meno piacevoli. Qui la prima nota quasi sensazionale è rappresentata dalla presenza dopo ben 56 anni di un equipaggio italiano in una finale olimpica della Canoa "Canadese", l'ultima volta era stata a Roma nel 1960 - argernto nel C2 1000m per Aldo Dezi e Francesco La Macchia, e questa in assoluto è la prima volta per un C1. Aspetti storici a parte, la prova di Carlo è stata eccezionale, intanto perché ha messo fuori dalla finale un medagliato della passata edizione dei giochi, il Canadese Oldershow, poi perché l'atleta ha solo 21 anni e in questa specialità, molto tecnica ma anche molto dura, la costruzione di performance di elevato livello presuppongono una consolidata maturità psicofisica.

Inoltre, nella canoa, che è una disciplina dove la fortuna esiste solo per fattori contingenti - campo con corsie favorevoli e poche altre situazioni - l'impresa dell’altro ieri, quella di accedere alla finale, pone in evidenza le migliori doti di quest'atleta, ossia la freddezza, la determinazione e la puntualità rispetto all'evento agonistico: Carlo nelle ultimi anni ha sempre centrato tutti gli obiettivi delle sue stagioni, che quest'anno coincidevano con la qualifica olimpica (centrata a Duisburg nel maggio scorso) e la finale olimpica, conquistata ieri.

Tuttavia anche a Carlo è mancato qualcosa. A prescindere dalla posizione, che come detto rientrava ampiamente negli obiettivi stagionali, è il distacco che lascia l'amaro in bocca. Diciotto secondi, sono tanti, così come sono moltissimi ben 13 secondi in più rispetto alle prestazioni registrate dallo stesso atleta in semifinale. Inoltre, ed è questo il vero motivo di rammarico, Tacchini, purtroppo, anche per problematiche legate ad un'improvvisa tormenta di vento,, non ha potuto svolgere una seduta di scarico in acqua, con la conseguenza che, in finale, ha accusato un'eccessiva pesantezza muscolare con la conseguenza inevitabile di un calo nella prestazione. Ma Carlo merita un bravo comunque.

(Andrea Argiolas

vicepresidente

Federazione Canoa)

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