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QUESTO CALCIO SEMPRE PIÙ MALANDATO CHE SA RAPIRE LE NOSTRE EMOZIONI

QUESTO CALCIO SEMPRE PIÙ MALANDATO CHE SA RAPIRE LE NOSTRE EMOZIONI

È una staffetta fra il bello e il brutto, fra il dolce e il fiele. Le Olimpiadi che fanno bene al cuore e il nostro calcio che quasi sempre fa male al fegato si alternano, anzi per qualche giorno...

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È una staffetta fra il bello e il brutto, fra il dolce e il fiele. Le Olimpiadi che fanno bene al cuore e il nostro calcio che quasi sempre fa male al fegato si alternano, anzi per qualche giorno convivono a rendere ancor più stridente e struggente il contrasto.

A pensarci bene non dovrebbe esserci neanche un motivo per star dietro al nostrano sport del pallone, che in sé sarebbe anche stupendo. Potrebbe infatti offrirci perle di ricchezza estetica, tecnica e atletica e anche storie struggenti e appassionanti che però, poi, regrediscono sempre in secondo, terzo o finanche sessantaquattresimo piano di fronte a ciò che di peggio purtroppo emerge nella sua drammaticità e assurdità.

È vero che anche altre discipline, negli anni, ci hanno fatto dannare: il ciclismo rapito dai dopati, l’atletica leggera costretta a mettere al bando e al completo una delle Nazionali più quotate sempre per storie di provette e alambicchi, il pugilato rovinato dai match truccati. E non solo.

Ma nell’insieme il rito olimpico sa conservare quell’aurea di (quasi) purezza e quelle medaglie continuano a valere molto di più di ciò che pesano, perché quasi sempre ci permettono di riscoprire il lato buono dello sport e perfino storie che potrebbero stare fra i capitoli di un libro cuore del terzo millennio.

Il grande calcio, anzi specie il nostro calcio, invece è il rito dei sospetti preventivi, spesso del malaffare e dei trucchi. Eppure continua a essere una splendida arma di distrazione di massa o un devastante oppio dei popoli. L’indignazione qui è quasi sempre per un rigore non concesso o reclamato. Mai o quasi mai per i debiti miliardari accumulati dalle nostre squadre, per i soldi buttati per foraggiare parassiti che portano a casa indegnamente percentuali astronomiche su ogni trasferimento di campioni o, ancor più spesso, di bidoni.

È un strano popolo, il nostro, capace di rumoreggiare per ogni stipendio pubblico oltre i duemila euro senza porsi il problema di cosa si chieda in cambio di quei compensi.

SEGUE NELLA SECONDA DELL’INSERTO

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