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Udinese, l’enigma si chiama presente

di Pietro Oleotto
Udinese, l’enigma si chiama presente

Nel primo anno del dopo Di Natale, Pozzo ha inserito almeno sei giovani di grande talento, ma il campionato non aspetta

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di Pietro Oleotto

Totò sceicco non c’è più. Oddio, i suoi gol nell’ultimo anno erano diventati una rarità, complici gli acciacchi e l’involuzione tattica, ma Di Natale per l’Udinese negli ultimi dieci anni è stato elemento copernicano, fuori e dentro il campo. Il sole. Per superare lo choc Pozzo ha deciso di puntare sui giovani, “infornando” almeno sei pedine di grande talento che potrebbero ripercorrere la strada dei vari Sanchez, Asamoah, Isla, Pereyra, Allan, tutti giocatori valorizzati da Guidolin e ceduti al miglior offerente dopo aver collezionato tre passaporti per le coppe tra il 2011 e il 2013.

I nomi potrebbero non dire molto a chi non mangia pane e calcio, ma è indubbio che l’argentino De Paul (pescato a Valencia), il francese Fofana (dal Manchester City), i brasiliani Samir ed Ewandro (da Flamengo e San Paolo), il croato Balic (dall’Hajduk) e il venezuelano Peñaranda (dall’ex “satellite” del Granada), tutti acquistati nell’ultimo anno tra la sessione invernale e quella estiva, sono under 22 di prospettiva, tutti già sul taccuino di club di prima fascia, così come il ceco Jakub Jankto che l’Udinese ha fatto rientrare dal prestito di Ascoli, resistendo dalla corte dell’Arsenal che ha già avanzato una proposta per portarlo in Premier League.

Insomma, il futuro potrebbe davvero essere roseo. Ma è altrettanto vero che è il presente il problema dell’Udinese, l’enigma da risolvere per non ripiombare nell’incubo della lotta per lo retrocedere vissuto la scorsa stagione.

I punti di riferimento sono infatti delle incognite. Prendete per esempio Duvan Zapata, il centravanti che il Napoli ha prestato (per due anni) a Pozzo per capire se si tratta di un bomber buono per i piani alti: non è una macchina da gol, è ancora piuttosto inaffidabile dal punto di vista tattico (con quel fisico non puoi svariare sulla fascia, l’ufficio deve essere nell’area di rigore) e deve ancora superare l’esame di un intero torneo di A da titolare, considerando l’infortunio dello scorso anno. Accanto a lui Iachini può contare anche su Cyril Thereau per risolvere il problema del gol, ma il francese per squalifica rientrerà soltanto alla terza di campionato, costringendo Peñaranda (più di Matos) all’esordio nell’undici titolare. In difesa tutto ruota attorno a Danilo che ha esteso il contratto fino al 2020 e sarà il nuovo capitano al posto di Totò: il reparto in precampionato non ha incantato per solidità, Heurtaux pare sul piede di partenza (Angella potrebbe prendere momentaneamente il suo posto, in attesa delle mosse sul filo di lana in tema di mercato), Felipe convive con il “mal di pancia” legato al mancato (finora) rinnovo. Infine il centrocampo: vale la pena insistere ancora su elementi di nome ma fin troppo stagionati? O sarebbe meglio svoltare si giovani, magari inserendo una-due pedine in extremis? Già, è il presente il rebus dell’Udinese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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