In 16mila a spingere, il Sant’Elia diventa un catino bollente
CAGLIARI. Montagne russe al Sant’Elia. Dall’inferno all’inferno, per un tempo e un minuto. Più 47’ di batticuore nel secondo tempo. Dalla leggerezza di Isla alla magia di Borriello, palo di testa in...
CAGLIARI. Montagne russe al Sant’Elia. Dall’inferno all’inferno, per un tempo e un minuto. Più 47’ di batticuore nel secondo tempo. Dalla leggerezza di Isla alla magia di Borriello, palo di testa in tuffo: chissà che sussulto per gli estimatori di Gigi Riva. Catino rovente, sedicimila supporter con la febbre. In mezzo la solita disarmante direzione di Paolo Silvio Mazzoleni. Rigore per la Roma, ok. A seguire, dall’altra parte, vola Barella. Strootman lo tocca. Le immagini tv chiariscono a metà: fallo in area o fuori? Chissà. Intanto, il pubblico - 15.416 spettatori, tra questi 8.656 paganti: gli altri sono abbonati - si infuria. Il match ha una trama altalenante. Pare scritta da Stephen King. De Rossi ha le vesti del killer: sarà uno dei migliori in campo. La curva Sud balla. Dalla Nord parte il duello a suon di coretti con i cinquecento sostenitori giallorossi. La sicurezza funziona: le forze dell’ordine colgono i 3 punti: prevenzione e copertura dei luoghi sono perfette. Lo stadio - un petardo esplode nell’area di Szczesny - prende coraggio. I Rastelli boys reagiscono, non mollano. La squadra risponde compatta al tecnico: ottimo segnale, in tutti i sensi. Il match sfila tra minuto di attenzione per le vittime del terremoto, De Rossi che chiede la maglia da Bruno Alves, Giulini infuriato che lascia la tribuna centrale. A fine gara il presidente raggiunge la terna. L’umore in casa rossoblù non è dei migliori. Ma prevale il galateo. Un punto e tutto che fila: la prima in A è andata mica male.
Mario Frongia
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