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Chiara Obino si supera e sprofonda a -75 metri

Chiara Obino si supera e sprofonda a -75 metri

CAGLIARI. Un tuffo nelle acque davanti a Villasimius e poi giù fino a 75 metri di profondità: è il nuovo record mondiale di apnea in assetto costante sulle due pinne. Protagonista ancora una volta...

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CAGLIARI. Un tuffo nelle acque davanti a Villasimius e poi giù fino a 75 metri di profondità: è il nuovo record mondiale di apnea in assetto costante sulle due pinne. Protagonista ancora una volta Chiara Obino, apneista di Cagliari: il primato è stato battuto ieri mattina nel corso della giornata inaugurale di Profondamente Sardegna-Memorial Fabrizio Accorte, organizzato dalla scuola di apnea di Cagliari, BlueWorld con prove riconosciute dalla Fipsas, Federazione italiana pesca sportiva ed attività subacquee, dal Coni e dalla Cmas, la confederazione mondiale per le attività subacquee.

Chiara Obino, 40 anni, dentista, si è tuffata alle 11.30. E ha battuto se stessa: il suo record personale a 71 metri era infatti anche il primato mondiale. A Geremeas lo scorso 26 agosto era scesa alla profondità di 71 metri in 2 minuti e 36 secondi. Sempre l’anno scorso, ma in maggio, Chiara Obino aveva stabilito un altro record italiano di apnea, in assetto costante senza pinne scendendo a meno 49 metri.

«Sono molto contenta - ha spiegato ieri subito dopo aver ripreso fiato - dietro c'è una grande lavoro di preparazione. Fisica, innanzitutto, ma anche mentale». Soddisfatta, ma non paga: «Vorrei - annuncia - portare questo record ancora più in basso».

In acqua per la manifestazione Profondamente Sardegna atleti internazionali delle specialità Cnf (Costant weight without fins), ovvero discesa in rana subacquea, e Cwt (Constant weigt), discesa con le pinne e con la monopinna, la disciplina più 'classica’ dell'apnea, quella più praticata anche a livello ricreativo.

I giorni di gara sono tre: ieri l’inaugurazione, domani e venerdì 2 settembre.

Le prossime gare potrebbero riservare nuove sorprese. La specialità delle due pinne si differenzia da quella monopinna anche perché richiede uno sforzo concentrato soprattutto sulle gambe.

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