Le lacrime dei compagni: abbiamo perso un fratello
Gigi Riva: «Claudio era una persona alla quale non potevi non voler bene» Giuseppe Tomasini: «Mi conforta sapere che si è spento con un ultimo sorriso»
CAGLIARI. Claudio Nenè, molto di più di un brasiliano di San Paolo che ha vinto lo scudetto in un'isola del Mediterraneo. La scomparsa del centrocampista scuote il capoluogo. Nonostante da anni fosse ricoverato nella struttura di Capoterra e ricevesse pochi amici, il quinto moro è difficile da scordare. «Claudio era una persona a cui volevi bene per forza. Fin dal primo giorno intuivi un'indole buona». Gigi Riva pesa le parole. Il campione di Leggiuno con la mezzala di San Paolo aveva un'intesa perfetta. Ma questo non è il momento dei cross e delle girate al volo. La morte di Nenè, benché fosse nell'aria, è feroce come una fucilata alle spalle. «Se ne è andato dopo un'atroce sofferenza, non ce la faceva più. Parlava solo con gli occhi, non riusciva a fare nient'altro. Quando andavamo via, lasciarlo era un dramma». Rombo di tuono si prende una pausa. «Ai primi tempi da ricoverato era sempre disponibile e allegro, il personale della struttura lo adorava. Come in tutta la sua vita da campione, ha fatto dalla terra al cielo in punta di piedi. Ricordi? Tanti. Ma non scordo che tra il primo e il secondo tempo, quando magari non stavamo vincendo, era il primo a incitarci».
Il compagno capace di ridare slancio al gruppo. Riva annuisce: «Per me, ma non solo, è stato un fratello. Ha combattuto fino all'ultimo». Olinto e la maglia numero 8. Un film in bianco e nero, le emozioni a colori. «Sì, da oggi siamo tutti un po' più soli» dice Giuseppe Tomasini. La fine di Nené per il libero dello scudetto, è una botta pesante. «Claudio era straordinario, capace di mille attenzioni. Mi conforta sapere che è morto nel sonno, senza soffrire. Ci sarei dovuto andare ieri - aggiunge il capitano del tricolore - l'avevo visto prima di Ferragosto con Sandro Camba, il tutore che lo seguiva come fosse un padre. Non ce l'ho fatta, ma so che se ne è andato con un sorriso. Non scordo il modo in cui mi teneva la mano». Tomasini ha la voce roca. La storia siamo noi, canta De Gregori. La storia di quel Cagliari da leggenda perde un altro eroe. «Scopigno non ci dava orari e noi scapoli dormivamo nella foresteria di via Sanna Randaccio. Io stavo a letto fino a tardi, Claudio e Zignoli, un altro signore che se ne è andato, alle 8 erano in piedi. Nenè era serissimo: Beppe, andiamo a letto, mi diceva alle 22.30. Si allenava duramente, non trascurava nulla». Gli aneddoti fioccano: «A me e Niccolai che non eravamo i migliori tecnicamente, ci diceva di dargliela rasoterra. Sul pallone aveva una teoria: è di cuoio, il cuoio viene dalla mucca, la mucca bruca l'erba quindi la palla deve viaggiare sempre rasoterra».
Tomasini ha una miniera di flash. «Teneva in particolare a me e a Gigi. A Napoli Panzanato picchiava come un matto. Dopo l'ennesimo intervento falloso, Claudio si avvicina e dice: lo sistemo io. Al primo tackle, l'ha messo fuori uso». Un brasiliano speciale. «Nel '70 tutti sono partiti per i Mondiali in Messico. Lui si è sposato a Torino: c'eravamo io e Zignoli. All'uscita dalla chiesa mancava il riso: Beppe, corri a comprarlo, mi urlò. Mi ha sempre ricordato quello scatto. Sì, da oggi siamo un pochino più soli». Tomasini scava nel passato e lo cuce al presente: «Claudio era molto forte. Un po' gli somigliano Candreva e Perisic». Gigi Piras, nel gotha dei bomber rossoblù, ha un ricordo unico: «Ho esordito in serie A entrando al suo posto, si era fatto male. In quella partita con la Fiorentina del 28 aprile 1974 ho anche segnato il gol vittoria. Nenè era uno di quei campioni che ho incontrato quando da ragazzino ho raggiunto la squadra dello scudetto. Mi ha insegnato tanto».
Dai compagni al sindaco di Cagliari. «Con la scomparsa di Claudio Olinto De Carvalho - per tutti, anche i più giovani, semplicemente Nenè - Cagliari perde uno degli eroi dello scudetto. A lui – sottolinea Massimo Zedda – va il ringraziamento della città per quella splendida vittoria che non fu solo sportiva. Scelse poi di restare qui, e Cagliari e la Sardegna divennero la sua casa e la sua terra: lo ricorderemo come un fuoriclasse, dentro e fuori dal campo di gioco».
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