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«Non mi nascondo: io punto al podio»

di Fabio Fresu
«Non mi nascondo: io punto al podio»

Il prossimo 10 settembre l’ozierese Giovanni Achenza farà il suo esordio ai Giochi brasiliani nella specialità paratriathlon

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C’è sempre una prima volta. Il 10 settembre sarà quella dell’ozierese Giovanni Achenza alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, esordio assoluto nell’appuntamento a cinque cerchi del paratriathlon.

Una disciplina nata nel 2011, per adattare il triathlon (corsa, nuoto e bicicletta) anche a chi, come Achenza, è costretto su una sedia a rotelle. Risultato affatto scontato, se si tiene conto che Achenza, classe 1971, nato ad Ozieri e residente ad Oschiri, fino al 2003, quando un incidente sul lavoro gli ha procurato una grave lesione midollare, non era uno sportivo, ma si dedicava al lavoro ed alla famiglia (moglie e due figlie). «Dopo l’infortunio ho avuto tre anni e mezzo di buio totale – ricorda – poi ho scoperto la handbike, la bicicletta dove si pedala con le mani. All’inizio l’ho presa solo per fare delle passeggiate con la famiglia ed un amico. Ma nel 2007 sono arrivate le prime competizioni, e mi sono reso conto che avevo le potenzialità per fare bene. Così, dopo una partecipazione non brillante ai campionati italiani del 2008, ho vinto il mio primo titolo italiano l’anno dopo, e sono entrato nella nazionale in vista di Londra 2012».

È interessante notare come anche il passaggio al paratriathlon sia stato motivato da una nuova battuta d’arresto sul percorso: «Ad un mese dalla partenza per Londra – ricorda Achenza – il commissario tecnico della Nazionale mi ha comunicato che avrebbe portato un altro atleta al posto mio. Sicuramente lo meritava, l’anno precedente aveva vinto un bronzo ai campionati mondiali, ma nel 2012 aveva avuto la mononucleosi ed era debilitato, mentre io mi sentivo competitivo – prosegue –. Una brutta botta, tanto che ho appeso la bicicletta al chiodo fino all’inizio del 2013».

A quel punto? «Nella squadra ciclistica non ho più trovato spazi ma nel frattempo sono stato contattato dall’allenatore della Nazionale di paratriathlon, e quello stesso anno ho vinto il campionato italiano. I tre anni successivi sono stati molto intensi, a livello internazionale mi sono messo alla prova in Coppa del Mondo, centrando la qualificazione olimpica con un quarto posto agli europei di Lisbona».

Il lavoro, l’applicazione e la dedizione hanno ripagato degli sforzi fatti. Il paratriathlon è oggi il presente di Achenza, un presente pronto ad essere vissuto all’ombra dei cinque cerchi, fra le strade e le acque del Brasile. Alle Paralimpiadi che obiettivo si pone Giovanni Achenza? «Non ho alcuna intenzione di nascondermi, punto al podio. Dal 15 giugno sono in ritiro a Livigno con la rappresentativa azzurra - chiude l’atleta -, abbiamo lavorato bene, la nuova carrozzina olimpica che mi hanno costruito su misura a Cambridge mi ha permesso di abbassare i tempi di 30 secondi a chilometro. A Rio de Janeiro si va per partecipare, ma sono competitivo e voglio fare del mio meglio”.

Fabio Fresu

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