Pasquini: «Gambe pesanti, è stata dura»
OLBIA. Da una parte una fuoriserie con molte certezze. Dall’altra una macchina in fase di collaudo, anche se il motore e l’assetto lasciano intravedere prestazioni all’altezza. Forse la differenza...
OLBIA. Da una parte una fuoriserie con molte certezze. Dall’altra una macchina in fase di collaudo, anche se il motore e l’assetto lasciano intravedere prestazioni all’altezza. Forse la differenza tra Avellino e Sassari sta proprio nel rodaggio, oltre al fatto che fisicamente la Dinamo ha sofferto una semifinale contro Gerusalemme decisamente più tosta di quella tutta campana in cui la Sidigas ha superato la Juve Caserta. «Diamo i meriti della vittoria ad Avellino, che è una grande squadra – spiega coach Federico Pasquini –. Loro hanno meccanismi oliati: Ragland, Cusin e Leunen giocavano già insieme due anni fa a Cantù; poi con Green hanno giocato l’anno scorso sempre ad Avellino. Hanno automatismi consolidati, si conoscono e in campo si vede». Quello che ancora non può accadere alla Dinamo, con uno starting five completamente nuovo. Poi c’è il discorso fisico. Due settimane di preparazione si sentono sulle gambe. «Dopo la battaglia con l’Hapoel siamo rimasti senza benzina, ho cercato di dare minutaggio a tutti ed evitare infortuni – conferma Pasquini –. Siamo stati bravi a non prendere un’imbarcata sul meno 19, abbiamo reagito e alla fine abbiamo perso solo di un punto. Mi è piaciuto lo spirito, la mentalità e la cattiveria in certi momenti. Quando le gambe non girano sono queste qualità a tenerti a galla». Mercoledì sera immediata rivincita contro Avellino nell’amichevole a Padru. E nelle rotazioni potrebbe rientrare il centro Lydeka. «Cerchiamo di recuperarlo per allungare le rotazioni e dare minuti, oggi (ieri, ndr) ho tolto Savanovic nel terzo quarto perché stava facendo un extra sforzo e non possiamo correre il rischio che si infortuni in questo periodo della preparazione – sottolinea il coach ferrarese –. L’Hapoel è stato un avversario molto fisico e con grande talento, ma anche la loro squadra è nuova come la nostra. Avellino ha meccanismi rodati. Siamo stati bravi a restare dentro la partita e ora continuiamo a lavorare per migliorare la nostra condizione fisica». Le premesse sono buone, lo spirito della squadra da combattimento comincia a intravedersi all’orizzonte.
«Siamo un bel gruppo, c’è lo spirito giusto e anche i nuovi americani si sono integrati bene – conferma il capitano Giacomo Devecchi –. Questo spirito è fondamentale, certe volte vale più anche delle qualità tecniche e può fare la differenza. Possiamo toglierci grandi soddisfazioni». Un ottimismo che attende di rivedere nel roster i due lunghi titolari per avere una forma più compiuta. «L’assetto di queste due partite non poteva essere equilibrato, senza Olaseni e Lydeka – ribadisce Jack Devecchi –. Abbiamo eseguito giochi molto perimetrali in assenza dei due centri. Aspettiamo che tornino entrambi per sviluppare un gioco più interno».
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