L’ultimo saluto a Nenè il campione dei “poveri”
Gli ex compagni, il sindaco Massimo Zedda e tantissimi tifosi ai funerali a Bonaria La commozione di Gigi Riva: «Era impossibile non volergli bene, ciao amico mio»
CAGLIARI. Era il campione della povera gente. Claudio Nenè se ne è andato alla sua maniera: «In punta di piedi, come faceva in campo», dice Gigi Riva. Rombo di tuono è particolarmente provato. «Lo ringrazio per tutto quel che ha fatto per me e per la squadra. La sua perdita è un grande dolore».
Il bomber saluta il centrocampista brasiliano con frasi secche e le lenti da sole a velargli lo sguardo. Una sembianza di sorriso appare solo quando l'immensa folla accorsa per l'addio alla mezzala figlio d'arte nata nel Santos, lo vede ed esplode in un'ovazione.
La Basilica di Bonaria è stracolma. Autorità (il sindaco Massimo Zedda, vari consiglieri comunali, qualche parlamentare), figure dello sport e della politica ma soprattutto tanti sostenitori di quel Cagliari. Pescatori, pensionati, operai: Nenè era stimato e benvoluto. «Senza di lui il Cagliari non avrebbe fatto quel che ha fatto. In campo sapeva fare tutto. Era impossibile non volergli bene: Claudio era generoso e affabile. Anche per questo la città lo ha sempre coccolato». Riva si infila in una Bmw nera. «Toccherà anche a me», dice con un filo di voce. "Tra trent'anni" rispondono i tifosi.
La messa viene celebrata dall'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, e dall'arcivescovo emerito Pier Giuliano Tiddia: «Tanti anni fa ho scoperto che Nenè era credente. Il Cagliari non attraversava un bel periodo, erano in ritiro al Motel Agip, poco distante dal seminario. Al mattino presto del sabato mi dissero che c'era un calciatore che chiedeva di me. Era Nenè, mi chiese di confessarlo».
In prima fila, capo chino, volti consumati dalla tristezza, i compagni del tricolore che nel 1970 ribaltò le regole del calcio delle grandi: Tomasini, Greatti, Reginato, Poli, Brugnera, il medico sociale Augusto Frongia, Stefano Arrica, figlio di Andrea: il manager che lo strappò alla Juve di Boniperti per 600 milioni da pagarsi in quattro rate.
La cerimonia è sentita. Riva viene abbracciato dall'algherese ex Juventus, Antonello Cuccureddu: tante battaglie, leali e coraggiose. Come Claudio Olinto de Carvalho. Nenè ha giocato con un mito come Pelè e vinto uno scudetto storico con il Cagliari. Ha smesso nel 1976. A seguire, esperienze da tecnico in C1 e C2, successi con la Primavera della Fiorentina, le giovanili di Juventus (ha scoperto Claudio Marchisio) e Cagliari. Se ne è andato alle cinque del mattino di sabato scorso, debilitato da una grave malattia neurologica. Aveva 74 anni.
Sul sagrato della Basilica, in un pomeriggio afoso, lo salutano gli ex rossoblù che lo hanno conosciuto da giovani emergenti e da tecnico: Gigi Piras, Roberto Quagliozzi, Renato Copparoni, Giovanni Roccotelli e Pino Bellini. Composti, silenziosi e in divisa sociale gli Allievi del Cagliari allenati dall’ex bomber David Suazo e Martino Melis. Poco distanti, i brasiliani Joao Pedro e Farias. Il direttore sportivo Stefano Capozucca, il capo del marketing Mario Passetti e il team manager, Alessandro Steri accompagnano il feretro. La corona con i fiori rossoblù del club di Tommaso Giulini attende la salma.
La bara ha ai piedi la maglia dello scudetto: numero 8, laccetto al collo, bianca con i profili rossoblù. Anche gli ultras si fanno trovare pronti: "Ciao Claudio, leggenda rossoblù" è la scritta dello striscione lungo venti metri esposto sul sagrato. Ci sono i tifosi del gruppo della "Gradinata", il drappo è listato a lutto. «Senza Claudio - dice Beppe Tomasini visibilmente commosso - da adesso in poi siamo tutti un po' più poveri».
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