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Un weekend utile per crescere in attesa di essere al completo

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OLBIA. Due partite ad alto tasso di difficoltà a 24 ore di distanza l’una dall’altra, con due settimane di preparazione alle spalle. La Dinamo edizione 2016-’17 ha rotto il ghiaccio, passando dagli...

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OLBIA. Due partite ad alto tasso di difficoltà a 24 ore di distanza l’una dall’altra, con due settimane di preparazione alle spalle. La Dinamo edizione 2016-’17 ha rotto il ghiaccio, passando dagli allenamenti alle amichevoli, ma in vista dei nuovi impegni cosa resta della due-giorni del torneo Tirrenia? Innanzitutto la Dinamo ha messo chilometri nelle gambe, con sfide di alto livello essenziali per proseguire nella rincorsa alla migliore condizione. Ne sono venute fuori una bella vittoria (battere l’Hapoel Gerusalemme è una bella medaglia, se ne riparlerà più avanti nel corso della stagione) e una sconfitta al fotofinish, ma in termini assoluti il risultato è l’ultima delle questioni.

L’impostazione. Dal punto di vista tecnico-tattico il giudizio resta in sospeso per l’assenza dei due centri, Olaseni e Lydeka, ma la mano dello staff tecnico guidato da Federico Pasquini inizia a vedersi: la Dinamo è una squadra da corsa, che per rendere al top ha assoluta necessità di mantenere alti i ritmi, difendendo duro e spingendo al massimo in transizione. Nella sfida di sabato, quella più utile per una valutazione complessiva (domenica la stanchezza si è vista, eccome), Carter e compagni hanno fatto vedere le cose migliori nei frangenti in cui sono riusciti a trovare una certa fluidità. E la carenza nel gioco interno legata all’assenza dei lunghi ha in qualche modo obbligato i biancoblù a cercare il meno possibile soluzioni a difesa schierata.

I singoli. Confermando tutte le premesse fatte sinora, il roster biancoblù oggi appare assai ben assortito, con un bel mix di talento, atletismo e fisicità. Il trio di esterni Johnson-Odom-Lacey-Carter sembra davvero interessante, Dusko Savanovic è un manuale di pallacanestro ma per averlo al top sarà importante non spremerlo oltre un certo minutaggio. In più, la propensione di ogni singolo ad aiutare i compagni sembra notevole. L’unica nota stonata, in fin dei conti, è l’inspiegabile perdita di controllo di Johnson-Odom, che nel secondo quarto della sfida con Avellino ha sgambettato da dietro senza apparenti motivi Marques Green, rimediando un antisportivo che, in una partita ufficiale, sarebbe stato un’esplusione. Un piccolo campanello d’allarme che va comunque monitorato. (a.si.)

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