Dal “Maestro” Savanovic al sorriso di Trevor Lacey
Odom: «Darò l’energia che amate al ritmo che amate». Stipcevic: «Che emozione i Giochi»
SASSARI. Si comincia con “Faccia di trudda” cantata in coro dal popolo Dinamo, e si chiude con “Felicità” cantata da Albano, cantante caro a Rok Stipcevic, ultimo dei biancoblù a salire sul palco per la presentazione in piazza.
Nel mezzo tante immagini, tante note, tante parole e i volti dei giganti del nuovo Banco, spigliati e timidi, grintosi, curiosi e propositivi. Comunque da scoprire, dentro e fuori dal campo. Geppi Cucciari smista il pallone fra combo, ali e lunghi biancoblù. «Io e te soli sul palco sembriamo i Jalisse» dice al presidente Sardara, prima di lanciarsi in un coast to coast con il sindaco Nicola Sanna fra piste ciclabili («Potevi farle biancoblù»), Torres calcio e palazzetto. Sfilano ancora Istituzioni, sponsor e uomini dello staff, dirigenziale e tecnico. L’attesa però è tutta per la squadra. Su il sipario e sul palcoscenico sfila capitan Devecchi: «Ho ricevuto una grande eredità da Vanuzzo, lo scorso anno non è andata al top vedremo di rifarci. Io cerco sempre di creare il gruppo: è quello che fa la differenza».
Jack battezza l’esordio in piazza per i giovani Pompianu e Casula, poi lascia spazio al gigante Lydeka, seguito in platea da moglie e figli. Monaldi giovava a calcio e ha «tanti riti scaramantici prima di entrare in campo» mentre Johnson-Odom sorride e promette alla tifoseria di «dare l’energia che amate al ritmo che amate». Altra vecchia conoscenza sullla scena, Sacchetti. Coach Pasquini lo elogia, lui replica «sono commosso – sorride –. Ho appena trovato un pokemon rarissimo sul palco – continua a scherzare Brian –. In ritiro ce ne sono pochi, e anche al Phi Beach scarseggiano».
Martin, sostituto di Olaseni, è lo 007 biancoblù. Lacey mette in mostra un gran sorriso e si scusa per un italiano ancora “embrionale”, mentre il discorso si sposta sulla sua acconciatura di capelli, quella attuale e quella ideale. D’Ercole esprime la sua felicità per essere rimasto in città ed essere ancora parte del progetto. Carter, descritto come un killer da perimetro carico d’entusiasmo e con la capacità di ascoltare, non lascia spazio all’immaginazione: «Uso tutte le mie energie per l’allenamento e le partite». Savanovic invece non sa perché lo chiamano “Maestro”, ma si capisce subito che la sua leadership è presente, oltre che riconosciuta: «Non so perché mi chiamano così. Forse perché sono il più intelligente. Forse perché rispettano la mia età. Ho inizato a giocare da professionista quando il mio amico Tatu (Ebeling, ndr) nasceva. Chiude Stipcevic, che ha ancora addosso i brividi dell’Olimpiade di Rio de Janeiro. Video saluto di Ebeling e Olaseni. Prossima fermata, il 15 settembre, le tenute Sella&Mosca, sede della presentazione dedicata a Istituzioni, partner e sponsor. (g.d.)
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