A Torralba si ricorda il calcio che fu
Celebrato ieri nel centro del Mejlogu il cinquantesimo compleanno della società
TORRALBA. Un gruppo di ragazzi degli anni 40’ e 50’, si ritrova al campo sportivo di Torralba per festeggiare i 50 anni della Polisportiva Libertas. Quei ragazzi erano parte della squadra che disputato il campionato Csi arrivò sino alla finale provinciale persa con il Monti, e che l’anno successivo, iscritta alla terza categoria Figc – mentre Bobby Charlton e Bobby Moore diventavano campioni del mondo – conquistò la promozione in seconda.
Accadde oggi, o meglio, è accaduto ieri alle 9,30 a Torralba, incipit di una storia di pallone, di amici e calciatori che sconfitto lo scorrere del tempo sono tornati là dove tutto era cominciato. In campo c’è mister Onida, e c’è un arbitro di professione. Il bomber di allora oggi ha più di 75 anni, alcuni dei compagni di squadra non ci sono più ma meritano il ricordo, tutti indossano una maglietta realizzata ad hoc, simulano alcuni schemi e calciano i rigori, il tutto dopo un jinseng corroborante e prima di un pranzo passato a ricordare quel calcio, e quei tempi. Uno di quei ragazzi era Giovanni Pala: «Allora l’Italia era in pieno boom economico, il sassarese Antonio Segni era presidente della Repubblica e il tempiese Paolo Dettori era presidente della giunta regionale. La Sardegna, nonostante il Piano di rinascita economica e sociale, del ’62, arrancava senza riuscire a tenere il passo dell’Italia.Il Mejlogu cresceva economicamente grazie alla vivacità di alcuni imprenditori del settore lattiero caseario, e delle pelli. I giovani dei paesi del Mejlogu, nel tempo llibero si annoiavano. Oppure giocavano con un pallone di cuoio».
Ogni match era un semplice, piccolo e grande evento: «La durata delle partite era indefinita, il numero dei giocatori variava in relazione all'estensione della superficie, del campo di gioco. Il giocatore più importante e coccolato era il proprietario del pallone – racconta –. Nei casi più fortunati, il campo era una “tanca”, chiusa da muretti a secco, pianeggiante e senza altra vegetazione che non fosse fieno. Piazzati quattro pali verticali, oppure due belle pietre, si inventavano le porte, ma senza traversa». E continua: «In mancanza d'altro si sceglieva una piazza, o un tratto di strada fra i più larghi del paese: le interruzioni per far passare le macchine sarebbero state comunque poche, ma rimaneva l'incombenza del pericolo del sequestro del pallone in caso di caduta dentro l’orto».
Questo il contesto in cui cinquant’anni fa, si trovava Torralba, nel Mejlogu: «Non c’era una squadra ufficialmente riconosciuta, non c’era un campo sportivo regolare, ma c’era una grande voglia di pallone – spiega Pala –. Allora il calcio nazionale si seguiva alla Rai. Alla radio c'era la voce di Roberto Bortoluzzi o di Adone Carapezzi che animavano le trasmissioni Tutto il calcio minuto per minuto e, la domenica notte, La domenica sportiva – dice –. I ragazzi di Torralba, avuta la certezza di un pallone, andavano a carrela de sas molas e si divertivano fino al calare delle prime ombre; in alternativa si andava dietro casa di Costantino Loi, dove il rischio di sequestro pallone era altissimo». Le difficoltà (di gioco) stimolano l’ingegno. Antonello Bresci, il compianto Bastianino Caria, Totuccio Granella e Giovanni Lombardi si attivarono, raccolsero ben 75 mila lire e qualche settimana dopo La Nuova Sardegna titolava: È nata una società sportiva, senza campo. Allora fu fondata la Polisportiva Libertas Torralba, presieduta da Antonello Porqueddu. I consiglieri erano Peppino Falchi, Isidoro Mannoni, Antonio Fiori e Antonino Piras che nominarono allenatore Ignazio Onida. La squadra era composta da studenti e lavoratori che «nei primi mesi, a bordo della mitica Fiat 600 multipla di Peppino Piras, disputarono amichevoli in vari paesi del Mejlogu. Perché non avevamo un campo».
Arrivò l’iscrizione al Centro Sportivo Italiano (CSI) ed a qul punto il campo da gioco divenne esigenza imprescindibile. Fu preso in affitto un terreno, a circa un chilometro dal paese: «Superficie minima indispensabile, delimitato da muretti a secco, piano irregolare che venne reso agibile con l’intervento di tutti i calciatori e di un trattore. I giocatori si cambiavano nell’ambulatorio e raggiungevano il campo a piedi». Capitano era Giovanni Demartis, che durante la settimana faceva il muratore e in campo si trasformava in un piccolo Burgnich. Da allora, il Torralba ha danzato fra seconda e terza categoria, ed è tuttora una delle poche squadre a rappresentare il Mejlogu, nel quale, purtroppo, in diversi paesi non esiste più una squadra di calcio.
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