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Calcio serie A, falsa partenza: Cagliari già col fiatone

Roberto Muretto
Calcio serie A, falsa partenza: Cagliari già col fiatone

Un punto in tre gare, sette gol subiti e troppe amnesie, domenica 18 settembre 2016 al Sant’Elia contro l’Atalanta non si può sbagliare

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INVIATO A BOLOGNA. «Non mi fascio la testa, sono abituato a lavorare per risolvere i problemi. Analizzeremo tutto nel chiuso dello spogliatoio». Firmato Massimo Rastelli. L’allenatore del Cagliari oggi 13 settembre 2016 farà tremare i muri ad Asseminello. Non lo ha detto esplicitamente ma è evidente che sono tante le cose che non gli sono piaciute. Era convinto di tornare da Bologna con un risultato positivo. La cosa che forse più gli ha dato fastidio è stata non vedere applicate sul campo quanto preparato durante la settimana. «Se giochiamo sotto ritmo diventiamo prevedibili e ci esponiamo alle ripartenze», una delle riflessioni fatta a caldo dal mister. La sconfitta in Emilia fa già diventare delicatissima la sfida di domenica prossima al Sant’Elia con l’Atalanta. Giocare sapendo che non puoi sbagliare può avere un doppio effetto: o vai campo deciso a “divorare” l’avversario, oppure senti il peso della responsabilità e questo rischia di condizionarti. I giocatori esperti perchè questo non succeda avranno un ruolo determinante.

Ritmo lento. Uno dei limiti emerso al Dall’Ara è stato questo. Dalla metà campo in su idee confuse. Quando c’è pochissimo movimento senza palla diventa tutto più complicato. Si è costretti a fare passaggi in orizzontale e si costringe gli attaccanti a stare spesso spalle alla porta. La conseguenza? Sono state sbagliate tante giocate elementari nella trequarti, regalando praterie agli avversari. Gli episodi dei gol sono nati così e il Bologna ne ha approfittato senza pietà.

La difesa. Sette gol subiti in tre gare sono tanti. L’esperienza insegna che per centrare la salvezza devi avere una difesa solida. Il Cagliari può contare su calciatori importanti in questo reparto (Bruno Alves su tutti) ma i pericoli arrivano quasi sempre dalla fasce, evidentemente non protette a sufficienza. A Bologna il tallone d’Achille è stata quella destra perchè Isla ha sofferto l’abilità nell’uno contro uno di Krejci che lo ha saltato facilmente in occasione del raddoppio. E qui torna in ballo il discorso del collettivo. In sintesi, il Cagliari non è ancora una squadra che gioca a memoria. Le frequenti amnesie sono dovute a meccanismi che non funzionano come dovrebbero.

Maturità. Farsi prendere dagli isterismi o trinciare giudizi affrettati, sarebbe la cosa più sbagliata da fare. Tutto l’ambiente, tifoseria compresa, deve avere pazienza. I risultati arrivano col lavoro quotidiano, col sacrificio e soprattutto mantenendo i nervi saldi. Certo, nessuno si aspettava che la gara con l’Atalanta fosse già un incrocio pericoloso, ma proprio per questo la squadra ha bisogno di essere sostenuta e non messa sotto processo. Anche se le critiche vanno accettate e sapute interpretare. Se viene meno l’entusiasmo, tutto diventa più difficile.

Note positive. Bruno Alves ha confermato quello che già si sapeva. Il portoghese è un leader, un giocatore di spessore, ha personalità da vendere. Incita i compagni, non li rimprovera quando sbagliano, è determinato, qualche volta “cattivo”. Se poi fa anche gol (non è questo il suo mestiere) è una risorsa in più. Il difensore si è già calato nella realtà del campionato italiano. Si è inserito a tempo di record. Ha capito che la sua fama di “duro” lo fa essere un osservato speciale degli arbitri. In un momento così delicato, il suo carisma diventa fondamentale per tirare su il morale di un gruppo le cui reali potenzialità sono ancora tutte da scoprire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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