Stregato dal Giro a 17 anni Aru: sarebbe bello esserci
Il campione villacidrese dice “ni” ma a maggio al via ad Alghero dovrebbe esserci Sarà Duello con Nibali? «C’è stima, ma una gara è una gara». L’incognita vento
MILANO. «Nel 2007? Avevo 17 anni. Ero con degli amici ad Alghero per una gara di mountain bike. Il Giro passava da lì, ci siamo fermati. Un’emozione che non scordo». Fabio Aru forse non lo sa ma si muove e parla da protagonista di una bella storia. Di ieri e di oggi. Una storia di sport, fatica, rinunce. Sobrio, leggera cadenza che svela sardità, i sei anni a Bergamo, le nuove conoscenze svizzere, sorriso onesto. Il cavaliere dei Quattro mori colpisce per compostezza e modestia durante l’evento organizzato a Milano per ufficializzare che la “Grande partenza” del prossimo Giro d’Italia avverrà in Sardegna. I genitori Alessandro e Antonella lo osservano. Lui, tra il direttore della Gazzetta, Andrea Monti, e l'architetto del Giro numero cento, Mauro Vegni, ricambia furtivo: sono allenati a volersi bene anche a distanza.
Ventisei anni compiuti il 3 luglio, il campione di Villacidro, stacca come sa: «Per me è un grande orgoglio sapere che il Giro parte dalla mia terra. Sarebbe bellissimo partecipare, il Giro è nel mio cuore. Ma lo scoprirò a novembre quando con la squadra faremo i programmi per il 2017».
Il tema è ghiotto. Aru, re della Vuelta 2015, primo sardo a indossare la maglia rosa, sul podio finale del Giro 2014 e 15, mostra fair play per l'Astana. Ma ieri a Milano ha dato il primo, furtivo, colpo di pedale.
Fabio, sarà battaglia con Nibali?
«Ci ritroveremo (prima mezza ammissione del sì al Giro, ndc) ma il 2016 non è finito. Ho grande stima per Vincenzo, il nostro rapporto si è visto alle Olimpiadi di Rio, abbiamo corso per la squadra e l'Italia. Da avversari rimane il rispetto ma una gara è una gara».
Come valuta le tre tappe?
«Intanto, tutte impegnative, con le prime due che superano i 200 chilometri. Il Giro parte forte, dovremo farci trovare preparati».
Quale sarà la difficoltà principale?
«Il vento. La nostra terra viene spazzolata per bene e, ripeto, ci sono passaggi, come a San Pantaleo o al Passo di Genna Silana, da non sottovalutare».
Poche salite, un vantaggio per velocisti e finisseur. O no?
«Devo vedere nei dettagli il percorso, ma Mauro Vegni, il direttore della corsa, mi ha assicurato che ci sarà pane per i miei denti. Sono pronto a combattere».
L'arrivo a Cagliari in volata è un'utopia?
«Sarebbe bellissimo ma la vedo molto difficile. Ho caratteristiche diverse ma non si sa mai».
Il Giro numero cento avrà al via i grandissimi: Quintana, Froome, Nibali, Aru. Previsioni?
«È molto motivante sapere che per festeggiare i cento anni il Giro metterà al via i migliori al mondo. La Sardegna merita il meglio del ciclismo. In questi anni ho scoperto tanti estimatori anche all'estero. Ripeto, si tratta di un'opportunità fantastica anche per far andare le immagini dell'isola in tutto il mondo visto che ci sono oltre duemila giornalisti accreditati per oltre centonovanta Paesi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
