Grinta e voglia di vincere la Dinamo è già una realtà
Dopo un mese di lavoro e sette amichevoli il nuovo gruppo ha già una fisionomia Ora quattro giorni di lavoro intenso, poi un ciclo di amichevoli nella Penisola
INVIATO A CAGLIARI. Quattro settimane di lavoro intenso e sette partite vere. Non è tutto ma è già un buon punto per iniziare a capire qualcosa sulla nuova Dinamo. Che sta crescendo a vista d’occhio e sembra via via confermare alcune delle peculiarità evidenziate già dopo le primissime uscite. Dopo la due-giorni del torneo di Cagliari, la squadra di coach Pasquini è rientrata a Sassari. Ieri giornata di assoluto riposo, ma da oggi si torna in palestro: in programma ci sono quattro giorni di intenso lavoro, che precederanno il mini-ciclo di amichevoli fissate nella Penisola.
Un primo bilancio. Dal ritrovo al Geovillage è trascorso quasi un mese. In questo lasso di tempo il gruppo ha messo benzina nelle gambe, ha iniziato a conoscersi e a diventare una squadra. Per parlare di vera “chimica di squadra” ci sarà tempo, ma già ora si può dire che certi automatismi in campo iniziano a vedersi: i più interessanti sono quelli legati alla fiducia, che a certi livelli è fondamentale per difendere “di squadra” e per andare a cercare soluzioni offensive che coinvolgano tutti gli uomini. Il Banco di Sardegna sinora ha giocato 7 amichevoli, tutte di alto livello, vincendone 5, perdendone una per un solo punto (con Avellino) e un’altra contro una vera e propria corazzata come il Lokomotiv Kuban. Gli scalpi già conquistati sono quelli di Hapoel Gerusalemme, Avellino (nella rivincita), Galatasaray (due volte) e Alba Berlino. I risultati non sono l’aspetto più importante di queste amichevoli, ma le prestazioni sono state quasi sempre molto convincenti e il livello di intensità sembra in costante ascesa.
I punti di forza. Le stelle nel roster non mancano, ma se c’è una caratteristica che accomuna tutte le partite giocate sinora è il fatto che in nessun caso la Dinamo ha dato la sensazione di affidarsi a un singolo (o due) per vincere. Anzi: nei momenti di maggiore difficoltà è quasi sempre venuto fuori lo spirito di gruppo, fatto di difesa spietata e di violente ripartenze alternate a una gestione dei possessi attenta e oculata. A tutto questo, va aggiunto a livello di singoli una notevole varietà di soluzioni, con esterni in grado di incunearsi nell’area o di colpire da fuori (Johnson Odom e Lacey), un lungo “all around” come Savanovic, un centro vero e cattivo (Lydeka) e una batteria di seconde linee che appare estremamente affidabile. Su tutti, va segnalato un Brian Sacchetti in forma strepitosa, che continua a fare il jolly e a rendersi utile in due ruoli, talvolta tre (in alcuni frangenti ha giocato anche da centro...). E che nelle ultime 4 gare ha viaggiato a 14,5 punti di media.
Le incognite. L’unico giocatore che deve ancora dire la sua sino in fondo sia a livello individuale che nel contesto di squadra è Josh Carter. Non è una questione da poco, dato che sulla carta si tratta della principale stella del roster. L’ex giocatore della Mens Sana Siena ha fatto faville nella prima uscita, a Olbia contro l’Hapoel Gerusalemme, poi si è un po’ spento, vivendo di qualche fiammata di classe purissima. Naturalmente tutte le considerazioni legate ai carichi di lavoro e a una stagione che deve ancora iniziare valgono anche per il nuovo numero 23 biancoblù, e vale certamente la pena attendere che sia al top. Tutti gli altri discorsi sono rimandati alle prossime settimane, quando l’ultimo arrivato Gabe Olaseni – atterrato ieri in Sardegna – si sarà inserito nei meccanismi della squadra.
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